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Tortoreto, mare declassato e batteri nelle vongole, Cogevo pensa ad azione risarcitoria

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 30 Ottobre 2017 @ 2:57

Tortoreto. Il Cogevo, consorzio di gestione delle vongole, alza la voce e minaccia azioni legali per il risarcimento danni dovuti al declassamento del tratto di mare di Tortoreto dopo l’ordinanza del sindaco Alessandra Richi.
Se il recente provvedimento adottato dal sindaco ha una valenza soprattutto cautelativa, anche alla luce delle rilevazioni fatte dalla Asl prima e dall’Izs poi, sulla presenza di batteri nei molluschi bivalvi, la categoria punta l’indice su coloro che dovrebbero vigilare e garantire la tutela dell’ambiente marino e costiero nella sua totalità.
Se da un lato, la marineria ricorda tutti gli sforzi prodotti in termini di tutela dell’ambiente marino (raccolta differenziata in mare, fermo tecnico e volontario, limiti alle giornate di pesca), dall’altra il tutto sarebbe vanificato dall’inquinamento dei fiumi e dal malfunzionamento dei depuratori.

 

 

 

“L’inerzia della pubblica amministrazione preposta”, si legge in una nota, ” e l’attività di prelievo eseguita dopo tre giorni di importanti mareggiate hanno comportato un innalzamento dei parametri batterici con conseguente declassamento del tratto di mare della zona di Tortoreto da A a B”.

Per la marineria, l’ordinanza emessa dal Sindaco di Tortoreto seppure tutela giustamente il diritto primario alla salute, dovrebbe essere rimedio ultimo rispetto alla necessità di tutela del mare attraverso attività di prevenzione dell’inquinamento.

“La problematica di eventuale presenza di batteri deve essere risolta a monte e non soltanto a seguito di prelievi da parte dell’autorità sanitaria”, riferisce il Presidente del COgevo. Giovanni Di Mattia.
Un tale comportamento vanifica ogni iniziativa del consorzio nella gestione sostenibile della risorsa vongole.
Il declassamento del tratto di mare di competenza del Comune di Tortoreto da zona A a zona B, comporta il sostenimento di maggiori costi che restano in carico ai singoli operatori di pesca i quali non possono procedere alla vendita diretta dovendo adottare procedure di depurazione.
Ne consegue che il danno subito dall’intera categoria, viene ulteriormente aggravato essendo questo già fortemente penalizzata dalla sottrazione di 7 Km di costa nella zona del Cerrano.
Davvero non ha senso istituire un Parco Marino con fondi pubblici come quello del vicino Cerrano e lasciare scaricare in mare acque inquinate dei fiumi.
Occorre investire a priori nella bonifica dei tratti fluviali con costruzione di depuratori efficienti ed adeguati alla portata delle acque del territorio.
La categoria dei pescatori viene puntualmente attaccata dagli ambientalisti che omettono di considerare quali siano invece i reali fattori che espongono a rischio l’ambiente marino: inquinamento e carenza di cautele e controlli”.
Il Cogevo Abruzzo e i suoi consorziati sta ora pensando concretamente di avviare un’azione legale, attraverso  il legale Ernestina Portelli, per ottenere il risarcimento dei danni conseguente al declassamento del tratto di mare in questione.

Alla presa di posizione del Cogevo si unisce anche Walter Squeo di Federpesca.

 

 

 

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