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“Eliminiamo i carrozzoni”: la proposta dell’Api Teramo per far ripartire l’economia

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 2 Novembre 2017 @ 12:49

Una lettera aperta indirizzata agli imprenditori teramani, al presidente della Camera di Commercio, all’amministratore delegati della Ruzzo Reti spa, al sindaco di Teramo e al presidente della Provincia, per denunciare alcune criticità che stanno “strozzando” le imprese teramane e chiedere alcuni cambiamenti radicali. Prendendo atto della grande difficoltà vissuta dalle aziende, che con molta fatica cercano di sopravvivere, l’Associazione piccole e medie industrie di Teramo individua nelle inefficienze di sistema una delle cause principali per la mancata ripartenza dell’economia locale.

“E’ necessario ridurre le spese correnti”, afferma infatti Alfonso Marcozzi, presidente provinciale dell’Api, “eliminando tutti quei carrozzoni che gravano sulla pubblica amministrazione e reinvestendo i soldi in opere infrastrutturali, riqualificando le periferie e dando modo alle realtà imprenditoriali di riprendere fiato”.

In particolare l’Api contesta la gestione della Camera di Commercio che, se riuscisse a svolgere il suo compito, avrebbe davvero un ruolo importante, mentre così com’è, appare “un ente inutile per gli imprenditori”.

“Ciò che torniamo a ribadire”, continua Marcozzi, “è l’azzeramento dei compensi del presidente, dei componenti di giunta e dei consiglieri che comporterebbe un risparmio di circa 250-300mila euro l’anno. Inoltre chiediamo una netta riduzione degli stipendi dei dirigenti, che arrivano a guadagnare anche 200mila euro l’anno e la revisione del modello di nomina che, secondo noi, non dovrebbe avvenire attraverso il filtro delle associazioni, ma con le imprese che possono scegliere direttamente i propri rappresentanti”. Per Marcozzi, inoltre, è fondamentale rompere il “meccanismo delle conoscenze con il politico” e, con un atto ufficiale, ha già richiesto una verifica al Ministero delle Attività produttive per chiedere se esiste una incompatibilità per quegli incarichi rinnovati per più di due volte.

“All’Api”, conferma il presidente, “non interessa stare all’interno di un carrozzone che non sa lavorare per il bene delle imprese”, aggiungendo come la voce dell’associazione voglia essere uno stimolo per le coscienze affinché si possa assumere un atteggiamento diverso, recependo comportamenti corretti e raggiungendo quei piccoli risultati per innescare un circolo virtuoso utile per cambiare le cose.

Ad essere chiamate in causa dall’Api ci sono anche le società partecipate, nelle quali, secondo l’associazione, è indispensabile che ci sia un managment adeguato. Riguardo alla Ruzzo, l’Api attende di conoscere ancora la risposta ufficiale del Mef, richiesta dallo stessa società acquedottistica, per accedere al fondo della Cassa depositi e prestiti per pagare i propri debiti nei confronti di diverse imprese. Ma i quesiti riguardano la gestione della Team, di cui non si conoscono gli atti amministrativi, che avrebbe costi strutturali eccessivi, e la Provincia. “Apprezziamo il taglio dei costi di gestione messo in atto” conclude Marcozzi, parlando dell’ente di via Milli, “e siamo rammaricati del personale in esubero che speriamo possa essere assorbito al più presto. Però non possiamo dimenticare che in molti, nel settore privato, vivono una situazione di grave disagio sociale e spesso non riescono a comprendere i privilegi di quanti lavorano nella Pubblica Amministrazione”.

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