Pescara, dragaggio: ‘Scandalo nazionale, colpa dello Stato’. Domani il Consiglio dei ministri

Ultimo Aggiornamento: sabato, 4 Novembre 2017 @ 12:04

ChiodiPescara. Faccia a faccia tra la marineria e il presidente della Regione Chiodi, che ha definito quello del dragaggio “uno scandalo nazionale, causato dall’incuria dello Stato”. Si attende per domani il pronunciamento del Consiglio dei ministri per revocare lo stato d’emergenza. In caso contrario, pescatori e armatori sono pronti alla protesta dura.

È atteso per domani il pronunciamento del Consiglio dei ministri sul caso del porto pescarese: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà ha annunciato che verrà discussa in giornata la revoca dello stato d’emergenza sullo scalo portuale, in modo da poter attivare il progetto per il dragaggio. Ad annunciarlo oggi ad armatori e pescatori è stato il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi, nel corso di un incontro tenutosi nella sede del Consiglio regionale del capoluogo adriatico. E nel corso della stessa riunione, Chiodi non ha esitato a definire quello del dragaggio “”uno scandalo nazionale, frutto dell’incuria che in tutti questi anni lo Stato (che ha competenza sul porto, Ndc) ha mostrato nei confronti della struttura portuale abruzzese”. I rappresentanti della categoria, esasperata e paralizzata da troppi mesi, hanno parlato di “situazione al collasso, perché dopo il fermo biologico dovrebbe essere confermato il blocco di qualunque attività per inagibilità della struttura stessa a causa dei fanghi”. Il fermo pesca terminerà, infatti, il 6 ottobre: a questi, Chiodi ha assicurato un’accelerazione delle procedure di competenza della Regione Abruzzo per la liquidazione degli indennizzi. Ma la marineria, stufa di sentire promesse e rassicurazioni, ha ribadito di essere pronta a tornare in strada a protestare duramente per far sentire le proprie ragioni. Fondamentale, anche per l’ordine pubblico, che il verdetto ministeriale di domani giunga puntuale. “Il passaggio è vitale”, ha spiegato Chiodi, “per attivare il progetto di dragaggio dei fanghi di 15 milioni di euro, per il quale la Regione, che ripeto sul porto di Pescara non ha alcuna competenza, ha già fissato un suo contribuito. Nello specifico, la chiusura dello stato di emergenza permetterà alla Protezione civile di redigere l’ordinanza, che dovrà firmare il presidente del Consiglio, di concerto con il ministero dell’Economia, di affidamento della funzione di stazione appaltante al Provveditorato delle Opere pubbliche per avviare il progetto e far partire i lavori di dragaggio”. (AGI) Red/Ett


Testa: il Governo non indugi ulteriormente

Altrettanto preoccupato è il presidente della Provincia Guerino Testa, commissario straordinario al dragaggio dimessosi dopo i vari stop subito dalle operazioni di escavo. “Mi auguro vivamente che questa risposta arrivi perché non è più tempo di promesse e il Governo non può indugiare ulteriormente sulle problematiche dello scalo pescarese”, ha detto a margine dell’incontro, “deve agire e farlo in fretta perché la marineria è allo stremo e anche le categorie di lavoratori collegate alla marineria, dai commercianti agli addetti al facchinaggio”. “Se però domani la risposta attesa non dovesse arrivare”, ha proseguito Testa, “credo che gli operatori  daranno seguito a quanto annunciato nei giorni scorsi, e cioè forme di protesta eclatanti. Per quanto mi riguarda, come ho sempre detto, resto a fianco alla marineria che chiede solo di poter lavorare. Mi appello quindi al buon senso di chi ha seguito questa vicenda da Roma affinché si accelerino al massimo tutte le procedure sul porto che, ricordo, è di competenza statale”. “Nonostante la disponibilità dimostrata ancora una volta oggi dalla Regione, le istituzioni locali possono agire fino a un certo punto, dopodiché deve essere il Governo ad assumersi le proprie responsabilità”, ha aggiunto il presidente della Giunta regionale, riferendosi ai 15 milioni dell’ultimo appalto, ennesima esborso pubblico dopo i milioni già sprecati: “Quindi milioni sono una cifra esorbitante”, ha sottolineato, “se si considera che il versamento a mare del materiale dragato sarebbe costato molto ma molto di meno. Questa operazione non ci è stata consentita per presunti problemi di inquinamento”, fu infatti la Procura aquilana a bloccare i lavori a dicembre, per presunto traffico di materiale inquinante, che poi è stato riversato nel canale, “ma voglio far notare che  le mareggiate degli ultimi giorni hanno sicuramente spinto il materiale sedimentato nel fiume e nel porto lungo la costa, causando problemi di inquinamento di gran lunga superiori”, ha concluso Testa”.

Del futuro strutturale del porto ha parlato, invece, il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, presente all’assemblea di oggi pomeriggio con i consiglieri regionali pescaresi Lorenzo Sospiri e Riccardo Chiavaroli: “Nell’ottica di una rimodulazione del piano regolatore portuale”, osserva, “deve essere valutata la possibilità di eliminare la diga foranea che rallenta lo sbocco naturale del fiume in mare e con esso anche lo sviluppo del porto pescarese”.

Pd: in catene al ministero. Il gruppo Pd in seno al Consiglio comunale anticipa le intenzioni rivoltose della marineria e con un appello lanciato oggi ha invitato rappresentanti istituzionali e politici ad una “iniziativa da tenersi davanti al Ministero delle Infrastrutture a Roma per chiedere un incontro con il Ministro Passera per attivare una soluzione immediata e definitiva allagrave situazione creatasi nel porto di Pescara”. In sostanza, il capogruppo Moreno Di Pietrantonio ha lanciato la provocatoria proposta di incatenarsi dinanzi al ministero, per proporre a gran voce che “il Governo deliberi con urgenza lo stato di emergenza in deroga ad ogni disposizione di legge, stanziando le risorse necessarie per prevenire l’emergenza eliminando tutte le cause che hanno determinato il rischio e ripristinare la piena funzionalità del porto attingendo al fondo nazionale di protezione civile,  dando seguito all’istanza depositata dal Senatore Legnini presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri”.