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Pescara, Di Iacovo (Sel) chiede la delocalizzazione del carcere di S.Donato

Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 23:07

carcerePescara. Delocalizzare il carcere San Donato e migliorare le condizioni del personale e dei detenuti. A chiederlo è il consigliere comunale Sel Giovanni Di Iacovo, che stamani ha depositato una mozione volta a migliorare la situazione carceraria di Pescara.

“Ieri il Ministro della Giustizia Severino ha riferito delle gravi situazioni in cui versano le carceri italiane. Anche il carcere San Donato di Pescara – si legge nella mozione – vive numerose sofferenze, e a farne le spese è la dignità della vita dei detenuti e le condizioni di lavoro di tutto il personale penitenziario”. “I due principali problemi”, sostiene Di Iacovo, “sono la carenza di personale e il sovraffollamento.  Risiedono normalmente nel carcere dai 200 ai 230 detenuti di cui oltre un terzo stranieri (anche per gli effetti nefasti della legge Bossi-Fini) mentre la capienza è di 150 detenuti. Ma il sovraffollamento si acuisce in modo molto pesante in periodi come la scorsa estate, dove sia da Roma che da Milano vengono trasferiti detenuti nel nostro carcere, evento che si ripete periodicamente facendo vivere al personale e ai detenuti condizioni davvero drammatiche. Lo stesso reparto carcerario che viene chiamato ‘di transito’, viene invece utilizzato in modo stanziale e permanente per carenza di posti per i detenuti”.

“Presto verrà resa operativa una nuova sezione, quella penale, che dovrebbe ospitare altri 150 detenuti”, spiega il consigliere, “ma il personale vive questa prospettiva con preoccupazione perché l’organico è pesantemente sottodimensionato. Non è necessario solo aumentare il personale di polizia di almeno 50 unità, ma è necessario anche assumere educatori, figure davvero fondamentali per convivenza in carcere, e anche ragionieri. E’ inoltre necessario ripristinare la figura del tecnico di radiologia del carcere, perché San Donato dispone di una sala raggi inutilizzata, che però eviterebbe i continui viavai dal carcere all’ospedale per semplici lastre.

“Sarebbe quindi importante”, conclude, “dotare il carcere di una struttura nuova e più ampia e con migliori servizi e personale:  migliorerebbe le condizioni di vita dei detenuti e quelle di lavoro del personale penitenziario, e sarebbe inoltre fruibile, una volta smantellato il carcere e restituita alla città l’area, una zona grande e strategica in sintonia con lo sviluppo della zona, per renderla utilizzabile da tutti i cittadini”.

 

Daniele Galli


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