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Pescara, Piano della sanità: Sospiri propone la rete di Ospedali Riuniti

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 26 Ottobre 2017 @ 23:17

Pescara. Presentate le controproposte per la modifica del Piano sanitario regionale che riguarda i Comuni della provincia di Pescara nel corso di una conferenza svoltasi questa mattina con il capogruppo regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri; gli amministratori della Provincia; i sindaci dei Comuni di Pianella, Collecorvino, Scafa, Moscufo, Elice, Catignano, Montesilvano; vicesindaci e assessori dell’area vestina, di Cepagatti e degli altri territori.

“Con una lettera indirizzata al Governatore D’Alfonso, Commissario ad acta per la sanità, e all’assessore delegato Paolucci abbiamo presentato le nostre controproposte” ha illustrato Sospiri. “In prima ipotesi, riconoscere anche alla nostra provincia il diritto a 1 Dea (Dipartimento d’emergenza e accettazione) di primo livello, a Pescara, e a 2 ospedali di base, Penne e Popoli, al pari di quanto previsto, per esempio, per Teramo, tenendo conto del bacino di utenza di 350mila abitanti e dei 121mila accessi l’anno ai tre Pronto soccorso; o, in seconda ipotesi, riorganizzare il sistema Pescara con una rete di ‘Ospedali Riuniti Pescaresi’ in modo da poter comunque spalmare le emergenze-urgenze nei tre nosocomi”.

Il documento è stato sottoscritto da molti amministratori locali della provincia”.

“Partiamo dai numeri: il Decreto prevede la riorganizzazione dell’offerta sanitaria sulla base di tre parametri: l’utilizzazione dei posti letto per ciascun abitante; gli accessi alla rete dell’emergenza-urgenza; i reparti di grande rilevanza, sempre considerando il bacino d’utenza. Sulla carta vengono riconosciuti i Dea di primo livello tra i 150mila e i 300mila abitanti; ospedale di base tra gli 80mila e i 150mila abitanti; deroghe per aree svantaggiate sempre con un bacino di utenza tra gli 80mila e i 150mila abitanti. E come primo atto si impone la riduzione dei Pronto soccorso”.

“Ora: la provincia di Pescara ha un bacino di 350mila abitanti censiti, ma, dal Piano di riorganizzazione predisposto oggi, questo dato appare del tutto insignificante a discapito del nostro territorio. E infatti sono previsti 7 Dea di primo livello, ossia Pescara, L’Aquila, Chieti, Teramo, Avezzano, Lanciano e Vasto; 4 ospedali di base, ossia Sulmona, Atri, Giulianova e Sant’Omero; 1 area svantaggiata a Castel di Sangro. Scompaiono i Pronto soccorso di Penne, Popoli, Ortona, Atessa e Guardiagrele. Solo in seguito alle proteste si è avanzata l’ipotesi di chiedere una deroga come ‘area svantaggiata’ per l’ospedale di Penne, ma anche quest’ipotesi sembra destinata a fallire, visto che il riconoscimento di ‘area svantaggiata’ è già stato respinto lo scorso luglio”.

“E comunque Penne non sarebbe mai un ospedale di base, ovvero avrebbe diritto solo a qualche ambulatorio e un Pronto soccorso sino ai codici verdi. A questo punto, fuori da ogni campanilismo, che però neanche intendiamo subire, si chiede perché la provincia di Pescara debba essere vittima di una evidente penalizzazione rispetto a un Piano che mostra delle palesi incongruenze rispetto ai trattamenti riservati alle altre 3 province: su L’Aquila verranno comunque garantiti 2 Dea di primo livello e 1 ospedale di base; su Teramo 1 Dea di primo livello e 3 ospedali di base; su Chieti 3 Dea di primo livello; su Pescara 1 solo Dea, prevedendo, chiaramente, di dirottare su un unico Pronto soccorso 150mila accessi annui (dato facilmente stimabile dopo la chiusura di Penne, Popoli, e Ortona)”.

“E questo nonostante la Asl pescarese sia in perfetto pareggio di bilancio; non abbia eccedenze di posti letto, e per i Lea, ossia le eccellenze, siamo a metà classifica. Due, a questo punto, le nostre controproposte: prima ipotesi, il riconoscimento per Pescara, ossia per un bacino di 350mila abitanti, di 1 Dea di primo livello e 2 ospedali di base, Penne e Popoli, esattamente come per Teramo”.

“In seconda istanza, si chiede di predisporre che l’intera rete della sanità pescarese venga organizzata come ‘Ospedali Riuniti Pescaresi’ e che i 121mila accessi annui minimi nei tre Pronto soccorso (dato 2014: 95.696 Pescara; 14.415 Penne; 11.718 Popoli) siano pensati come ‘spalmati’ sui tre territori”.

“Chiediamo ufficialmente che le nostre proposte siano inserite a modifica del Piano di riorganizzazione dell’assetto della sanità pescarese, da presentare e difendere dinanzi al Governo Renzi, sanità, quella della nostra provincia, che non accettiamo venga strumentalmente ‘sacrificata’ in nome di logiche estranee al buon governo di un territorio”.

D’ALESSANDRO REPLICA A SOSPIRI SULLA SANITA’ PESCARESE: ‘LA SITUAZIONE ATTUALE NON E’ PIU’ SOSTENIBILE’

“L’idea di Sospiri sulla sanità pescarese declassa l’ospedale di Pescara – che è il più utilizzato in Abruzzo – per lasciare uno status quo non più sostenibile economicamente e giustificabile organizzativamente”. Risponde così il coordinatore della maggioranza in Consiglio regionale Camillo D’Alessandro a proposito della proposta di riorganizzazione della sanità in provincia di Pescara formulata oggi in conferenza stampa dal consigliere regionale Lorenzo Sospiri.
“La classificazione degli ospedali – spiega D’Alessandro – non deriva da una rigida applicazione del decreto Lorenzin. La verità è che bisogna costruire una rete che preveda la specializzazione di ciascun presidio, e la Asl unica serve proprio a questo. Penne avrà la rete di emergenza-urgenza e Popoli sarà centro riabilitativo dotato di un punto di primo intervento h. 24 che mira a escludere il sovraffollamento dell’ospedale di Pescara. Se lasciassimo tutto come è ora, avremmo tanti doppioni e molti reparti con poche prestazioni; dobbiamo invece elevare la qualità delle prestazioni di ogni presidio”.

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