Tragedia Rigopiano, avvocato Reboa: “Meno morti se D’Alfonso avesse fatto il suo dovere”

“La notizia delle accuse mosse al governatore della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al sottosegretario regionale Mario Mazzocca e a due responsabili della protezione civile dimostra che avevamo ragione, quando abbiamo sostenuto che la causa dei morti è stata la mancata sospensione di ogni utilizzo, in stagione invernale, dell’Hotel Rigopiano, atteso che la strada non poteva essere tenuta aperta e che, ove il governatore avesse fatto il proprio dovere e non si fosse preoccupato solo dei propri interessi elettorali, probabilmente oggi si piangerebbe qualche vittima di meno, se non nessuna”.

Così l’avvocato Romolo Reboa, che insieme ai legali Roberta Verginelli, Maurizio Sangermano e Gabriele Germano, assiste il superstite del disastro dell’Hotel Rigopiano, Giampaolo Matrone e i familiari di Valentina Cicioni, Marco Tanda e Jessica Tinari, deceduti durante la tragedia del 18 gennaio 2017.

Il riferimento è al capitolo d’indagine sulla gestione dell’emergenza, che rientra nella più ampia inchiesta condotta dalla Procura di Pescara sulla tragedia di Rigopiano. Al riguardo, secondo i magistrati, D’Alfonso, Mazzocca e i due funzionari indagati,”determinavano le condizioni per il totale isolamento dell’Hotel Rigopiano – si legge negli avvisi di garanzia – comunque tali da impedire che la strada provinciale dall’hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell’albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio”. Reboa rivendica di avere “avuto ragione due volte”, avendo anche dichiarato, in passato, “che la magistratura stava operando con grande serietà ed occorreva avere pazienza, se si voleva ricevere vera giustizia”.