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Rigopiano, indagata la funzionaria che non credette al primo allarme

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 22 Marzo 2018 @ 23:51

La funzionaria della Prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, è stata iscritta nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’Hotel Rigopiano travolto il 18 gennaio 2017 da una valanga che ha provocato 29 morti.

La donna, che è stata interrogata oggi su sua espressa richiesta dai carabinieri forestali di Pescara, è indagata dalla procura pescarese per lesioni colpose in concorso. Nel mirino la telefonata allegata ad una informativa dei carabinieri forestali del 30 ottobre scorso. Una conversazione telefonica nella quale un carabiniere chiede alla sala operativa della prefettura notizie sul crollo dell’hotel Rigopiano e, si legge nell’informativa, la funzionaria risponde: “Ma l’Hotel Rigopiano è stato fatto stamattina”.

Nel corso dell’interrogatorio di oggi, durato circa 1 ora e mezza, Acuquaviva, assistita dagli avvocati Giacomo Di Francesco e Manuel Sciolè, si è difesa sostenendo di aver risposto in quel modo perché il 118 aveva segnalato alla sala operativa della prefettura che la notizia del crollo era già stata verificata e risultava infondata. L’inchiesta del procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e del sostituto Andrea Papalia, conta altri 23 indagati, tra cui l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, e il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta.

I reati ipotizzati, vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

Le indagini dei carabinieri forestali, coordinate dalla Procura pescarese, si sono focalizzate sulla mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo da valanga; sulle concessioni rilasciate al resort e sulla mancata realizzazione del nuovo Piano regolatore di Farindola; sulla gestione dell’emergenza neve; sul ritardo con cui, solo il 18 gennaio secondo i pm, si è reso operativo il Centro coordinamento soccorsi nella sala operativa provinciale della protezione civile.

La funzionaria è la stessa a cui uno dei superstiti, Giampaolo Matrone, ha chiesto spiegazioni mesi fa con un blitz in Prefettura.

 

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