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Pescara, morta alla stazione: testimone punta il dito su un indagato

Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 14 Novembre 2018 @ 19:22

Pescara. Incidente probatorio, stamani, sulla morte di Anna Carlini, la donna pescarese di 33 anni trovata cadavere sotto il tunnel della stazione ferroviaria di Pescara la notte del 30 agosto 2017.

Davanti al gip del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, è comparso un cittadino rumeno, in qualità di testimone. Presente in Tribunale anche la sorella della vittima, assistita dall’avvocato Carlo Corradi. Nell’inchiesta, i reati ipotizzati dalla Procura sono violenza sessuale, omicidio e abbandono di persona incapace. Nel procedimento sono indagati due rumeni, attualmente irreperibili.

Dopo un anno di indagini, è emerso che la 33enne non sarebbe morta per cause naturali, ma sarebbe stata violentata e poi uccisa da un cocktail di farmaci e alcol. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 13 dicembre per ascoltare altri due testimoni, originari della Guinea, che questa mattina non si sono presentati.

L’incidente probatorio è stato chiesto dal pm Rosangela Di Stefano perché c’è il pericolo di allontanamento dei tre testimoni i quali, essendo senza fissa dimora, potrebbero risultare irreperibili in sede dibattimentale. In questo modo, invece, la loro deposizione sarà cristallizzata e gli atti acquisiti potranno essere utilizzabili in giudizio. Il teste ascoltato oggi ha riconosciuto i due indagati in fotografia e ha riferito che qualche ora dopo essere stato convocato dalla polizia, insieme ad altre persone, un’altra persona gli aveva detto che uno dei due indagati aveva abusato sessualmente della donna.

Il testimone ha sostenuto di non avere assistito allo stupro e di avere visto la vittima ferma, fuori dalla stazione, mentre fumava una sigaretta, intorno alle 18-19 di quel giorno. Ha poi aggiunto di avere visto uno dei due indagati portare all’interno del tunnel la donna e di essersi accorto che la giovane non stava bene. Il teste ha poi raccontato che a quel punto sarebbe andato via e avrebbe rivisto la 33enne solo intorno alle due di notte, quando la violenza era già avvenuta.

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