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Coronavirus, albergatori pescaresi in ginocchio: 2000 disoccupati

Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 8 Aprile 2020 @ 12:45

Pescara. Grido d’aiuto del presidente di Federalberghi Pescara, Emilio Schirato, verso gli amministratori locali e i sindaci della provincia per “un aiuto concreto per alimentare almeno una speranza di sopravvivenza del comparto” messo in ginocchio dall’emergenza coronavirus.

“Con la Pasqua ormai andata, l’allungamento delle restrizioni, l’assenza reale di un antidoto al virus”, afferma Schirato, “si sta verificando, a causa dell’emergenza, il protrarsi della chiusura della maggioranza degli alberghi per tutto il 2020. Il tessuto di tale settore è caratterizzato da una miriade di micro imprese, a conduzione familiare che nonostante tutte le difficoltà in tutti questi anni hanno continuato a gestire realtà che impegnano, incluso l’indotto, migliaia di lavoratori. Volendo solo considerare le città di Pescara e di Montesilvano, la chiusura degli alberghi con la mancata stagione primaverile e nell’incertezza di quella estiva sta comportando ad oggi circa 2.000 lavoratori disoccupati. E la realtà più cruda è legata al fatto che la stragrande maggioranza della forza lavoro del territorio nel comparto viene impiegata stagionalmente da Pasqua fino a fine estate”.

“Richiediamo quindi”, prosegue Schirato, “l’azzeramento totale per l’anno corrente di tutte le imposte comunali per le strutture alberghiere, senza distinzione di categoria o servizi. E quindi l’annullamento di: Tassa di occupazione suolo pubblico, Cosap, Imu, Tari, imposta pubblicità, tassa di soggiorno e imposta demaniale ove presenti. Le misure di sospensione di tali tributi non sono infatti sufficienti. Spostare le scadenze, oggi, sembra quasi una beffa che si aggiunge al danno! Per la fase post-emergenziale chiediamo anche, per le stesse tasse, una rimodulazione. Questo perché le imprese andranno agevolate ad una ripartenza. Le misure economiche devono essere all’altezza del danno subito, altrimenti si rischia il disastro sociale ed economico non solo del nostro settore ma a cascata di tutti gli altri”.

“Di fatto, peraltro, la nostra richiesta è aderente alla realtà”, aggiunge Cecilia Rubaudo, titolare dell’Hotel Regent di Pescara e consigliere Federalberghi, “Siamo chiusi, non produciamo spazzatura, non incassiamo tassa di soggiorno, non occupiamo suolo pubblico, non dobbiamo farci pubblicità in città vuote. Forse questa potrebbe essere l’occasione di ripensare ai tributi locali per il loro reale utilizzo (pago ciò che consumo) e non per il loro valore nominale (paghi perché sei titolare di metri quadri)”.

“La situazione è drammatica, ad oggi non è semplice fare previsioni, si parla di un’apertura a luglio nelle migliori delle ipotesi.  Questo significa che la stagione risulterebbe di fatto saltata e addio intero 2020″, aggiunge Daniela Renisi, Presidente dei giovani di Federalberghi, che si chiede inoltre “chi saranno i potenziali ospiti visto che i molti clienti, che non lavorano da mesi, non avranno a disposizione le ferie e gli stipendi. Tra l’altro, le zone più colpite dalla pandemia, guarda caso sono proprio quelle che storicamente rappresentano il nostro bacino di clientela: Lombardia, Veneto, Piemonte”.

“Noi albergatori vogliamo riaprire le nostre strutture. Vogliamo garantire alle nostre città un servizio di accoglienza in linea con i più alti standard internazionali e, oggi, anche con le norme igienico sanitarie necessarie a contenere la propagazione dell’epidemia”, concludere il presidente Schirato, “Abbiamo a cuore gli ospiti e il personale ma siamo anche consapevoli che la normalità non arriverà molto presto. Di sicuro nascerà un nuovo concetto di ospitalità e di un nuovo turismo che ci vedrà pronti solo se debitamente supportati e sostenuti in primis dai nostri comuni”.

 

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