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Bussi, il rilancio del polo chimico oltre la bonifica

Ultimo Aggiornamento: martedì, 27 Marzo 2018 @ 12:28

Bussi. «Ricostruire un polo chimico di eccellenza nel Paese e nel Centro-Sud, con una focalizzazione sulla chimica di base e sulla sostenibilità ambientale». Questo l’obiettivo di Domenico Greco, presidente e amministratore delegato della Società Chimica Bussi SpA.

 

La società è partecipata da agosto 2016 dall’imprenditore Donato Todisco, leader nel settore chimico, e dallo stesso Greco, manager con una vasta esperienza nell’ambito dei progetti di rilancio nello specifico settore. A distanza di un anno, Domenico Greco fa il punto sullo stato di avanzamento del piano industriale 2017-2020.

Con un investimento di 6 milioni di euro, Società Chimica Bussi (SCB) ha concluso con successo la prima fase di messa in sicurezza dell’assetto produttivo e delle maestranze, finalizzata anche al raggiungimento del massimo utilizzo degli impianti già esistenti al momento dell’acquisizione.

Dopo l’inaugurazione del cantiere avvenuta nel mese di settembre 2017, a marzo di quest’anno è partito il nuovo impianto per la concentrazione della soda caustica, arricchendo il portafoglio della società di un nuovo prodotto in grado di sostenere maggiori costi di trasporto e di ampliare il mercato geografico.

In aggiunta, è stata installata una nuova centrale termica di ultima generazione per la produzione di vapore al fine di disporre delle quantità incrementali derivanti dai fabbisogni del nuovo impianto, rendendo allo stesso tempo più efficienti e sostenibili i volumi assorbiti dalle produzioni esistenti.

«Con questi interventi – spiega Greco – si compie la prima parte del percorso avviato circa 12 mesi or sono, iniziando a restituire posti di lavoro al territorio abruzzese e competitività ad un polo chimico che dimostra come sia possibile rilanciare uno storico sito industriale, ricominciando a fare impresa in modo sostenibile». Insieme al complessivo rinnovamento dell’impianto di cloro-soda a membrana, realizzato a cavallo tra gli scorsi mesi di dicembre e gennaio, queste azioni mirano infatti a di rendere più competitivi i prodotti della divisione di chimica di base e, quindi, di aumentarne le quantità fino a sfruttare la massima capacità produttiva degli impianti.

Loi stabilimento non comprende le discariche 2A/2B e Tremonti, rimaste di proprietà di Solvay ed Edison, interessate da progetti di bonifica in diverso stato di avanzamento, ma l’industria chimica si confronta sempre più anche con i concetti di responsabilità e sostenibilità ambientale e SCB ha intrapreso un cammino virtuoso per il rinnovamento di prodotti e processi, stimolato non solo da leggi e regolamenti nazionali e internazionali ma anche dalla necessità di competere a tutto tondo. In quest’ottica, fiore all’occhiello dello stabilimento di Bussi sul Tirino è anche il nuovo e più potente impianto di Trattamento delle Acque di Falda (TAF), ultimato a fine 2016.

Attraverso l’utilizzo di tecnologie allo stato dell’arte nel settore ambientale, questo impianto consente la costante estrazione delle acque dal terreno sottostante lo stabilimento e la loro depurazione, fino alla completa eliminazione delle sostanze inquinanti, per poi restituirle al sistema idrico con caratteristiche rispondenti agli standard di legge. Questo impianto contribuisce oggi a rendere lo stabilimento di SCB un esempio nel panorama dei siti industriali nazionali ed internazionali, attrattivo per la realizzazione di nuovi investimenti.

«La chimica è un settore strategico per lo sviluppo industriale e occupazionale di qualsiasi Paese e non può essere abbandonato – prosegue Greco -. A Bussi è presente un patrimonio inestimabile in termini di manodopera e conoscenza in questo importante settore. Qui la chimica può avere un futuro di grande sviluppo, se questo viene concepito in maniera responsabile, sostenibile e innovativa, anche dal punto di vista ambientale». Nei prossimi due anni, SCB porterà nel sito investimenti complessivi per 35 milioni di euro (di cui 6 sono già stati spesi e altri 4 lo saranno a breve), con l’obiettivo di raddoppiare la produzione ed avere un equivalente effetto sulla manodopera diretta impiegata nel sito. A questa, si andrà ad aggiungere quella occupata nelle ditte del territorio, alle quali sono e saranno appaltati i lavori di costruzione dei nuovi impianti.

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