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Manoppello, cittadini in piazza contro i lavori nel giardino dell’abbazia

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 7 Ottobre 2021 @ 17:01

Manoppello. Dopo tanti mesi di proteste si è svolta la protesta pubblica davanti il Giardino dell’Abbazia Santa Maria Arabona, organizzato dal Comitato “Manoppello Sicura” che ha visto numerosi cittadini manifestare la propria indignazione per “la devastazione del Giardino e anche per le associazioni allontanate e i turisti che in più occasioni sono rimasti fuori con il giardino chiuso”.

“Abbiamo raccolto”, spiega Daniele Parlante, rappresentante del comitato, “500 Firme di cittadini indignati che, insieme ai presenti alla protesta, chiedono i seguenti punti: Sollevare da ogni incarico l’attuale Gestione e nomina di un nuovo Rettore, affidare il giardino a uno staff multidisciplinare di esperti. Ora ci appelliamo al Vescovo Forte, chi ha causato questo non può continuare a gestire”.

Presente alla manifestazione Alberto Colazilli, presidente Nazionale di Conalpa-Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio in rappresentanza anche del Fai Pescara e Pro Natura Abruzzo, che ha dichiarato: “Ribadiamo la condanna unanime per la devastazione arrecata al Giardino Storico S. Maria Arabona che ha causato danni per decine di migliaia di euro. E’ stato presentato in Soprintendenza un progetto di ripristino dalla Curia, aspettiamo di visionare il progetto esecutivo e capire cosa si farà. Una cosa è certa, non si può pensare di ripristinare un giardino storico con sporadici interventi non programmati e senza coinvolgere validi esperti. Occorre staff multidisciplinare per la realizzazione e successiva gestione, che rimane una delle questioni più delicate e difficili da risolvere”.

Presente anche  il Vice Presidente Nazionale dell’Archeoclub d’Italia, Giulio De Colibus, che ha evidenziato “la gravità dei danni arrecati al Giardino” e la disponibilità a costituirsi parte civile nel caso di attivazione di procedimenti penali. “Il giardino e l’abbazia sono un bene di tutta la collettività, simboli della storia d’Abruzzo, quindi non possono essere usati a proprio piacimento senza rispettare le regole di tutela e coinvolgere staff multidisciplinari di esperti di beni culturali e ambientali”, ha aggiunto.

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