-- HEADER MASTHEAD DESK --
-- HEADER MASTHEAD MOB --

Dai veleni di Bussi acqua contaminata per 700mila persone nel pescarese

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 30 Ottobre 2017 @ 4:39

Pescara. Acqua contaminata in 700mila rubinetti: l’Istituto superiore di sanità rende pubblica la relazione sulla contaminazione delle falde causata dalla discarica dei veleni di Bussi. Nella relazione di 70 pagine si parla di “pericolo reale per la salute umana”.

“L’acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole”. E’ il duro passaggio della relazione dell’Istituto Superiore di sanità che ha analizzato per l’Avvocatura dello Stato le acque contaminate dalla mega discarica di veleni tossici nel pescarese.

La qualità dell’acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa”, prosegue la relazione dell’ISS depositata agli atti del processo di Chieti dove sono sotto processo i vertici di Montedison e Solvay con oltre 20 indagati dopo l’inchiesta del Corpo Forestale. Il guasto “per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento”, spiega il documento. “La mancanza di qualsiasi informazione relativa alla contaminazione delle acque con una molteplicità di sostanze pericolose e tossiche, solo una parte delle quali potrà essere tardivamente e discontinuamente oggetto di rilevazione nelle acque, ha pregiudicato la possibilità di effettuare nel tempo trattamenti adeguati alla rimozione delle stesse sostanze dalle acque”. Così si legge nella relazione di 70 pagine che i consulenti tecnici dell’Avvocatura dello Stato Pietro Comba, Ivano Iavarone, Mirko Baghino e Enrico Veschetti hanno stilato sulla vicenda della mega discarica di veleni industriali di Bussi e sulla contaminazione delle falde acquifere della Val Pescara. “Del significativo rischio in essere non è stata data comunicazione ai consumatori che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli”, si legge tra le conclusioni. Ci sono quindi “incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l’utilizzo delle acque”, chiude l’Istituto Superiore della Sanità.

Le falde acquifere permeate dai veleni della discarica di Bussi sul Tirino, definita “la bomba ecologica più grande d’Europa”, avrebbero quindi contaminato 700 mila consumatori. E’ una relazione da brivido quella dell’Iss, che per la prima volta dal sequestro del sito avvenuto nel 2007 ha messo nero su bianco, in una relazione di 70 pagine, i veleni di Bussi, circa 25 ettari di terreno analizzati scientificamente. Le acque contaminate della discarica vengono messe in relazione con “la pericolosita’ per la salute umana”. Acqua di cui hanno usufruito cittadini e utenze sensibili come ospedali scuole. Nel sito sono state interrate circa 250 mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide, percolati, cloruro di vinile, tricloroetilene e cloruro di ammonio dell’ex Polo chimico Montecatini Edison. Il danno ambientale stimato e’ di circa 8 miliardi e mezzo mentre per la bonifica occorreranno 600 milioni. Per il mega inquinamento sono sotto inchiesta 19 persone, quasi tutti ex amministratori della Montedison, accusati di avvelenamento delle acque.

Il processo si sta svolgendo in Corte d’Assise a Chieti e la prossima udienza si terra’ il 28 marzo. La relazione, datata gennaio 2014, e’ stata depositata proprio nel corso del processo dall’avvocatura dello Stato che difende il ministero dell’Ambiente, parte civile nel processo. Il documento, redatto da Riccardo Crebelli e Luca Lucentini, consulenti tecnici dell’avvocatura dello Stato, parte dalla definizione generale di “pericolista’ della salute”, illustra i dati di riferimento, mettendo insieme quelli dell’Arta, della forestale, di campioni prelevati dai pozzi Sant’Angelo, dalle fontane pubbliche di Torre de’ Passeri e in corso Umberto a Pescara, poi a Chieti, a Tocco, a Castiglione e a Popoli.

In un punto viene sottolineato come “La serie di azioni poste in essere nel sito industriale e nella mega discarica hanno pregiudicato tutti gli elementi fondamentali che presiedono e garantiscono la sicurezza delle acque, determinando cosi’ un pericolo reale e concreto per la salute”. La relazione, infine, punta il dito anche contro la mancata informazione: “La qualita’ e la protezione della risorsa di origine e stata indiscutibilmente compromessa” e “del significativo rischio non e’ stata data comunicazione ai consumatori che non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli”.

Iss, interramenti e sversamenti gia’ dal 1963

Interramenti di sostanze tossiche nella discarica abusiva di Bussi e sversamenti nel fiume Tirino avvenivano almeno gia’ dal 1963. E’ quanto si legge in un passo della relazione dell’Istituto superiore della sanita’. La notizia e’ venuta fuori ascoltando a sommarie informazioni ex dipendenti Montedison, tra cui l’ex capo reparto dell’impianto Clorametani. Alla forestale l’uomo aveva riferito che, fino al 1974, i sottoprodotti derivanti dal processo di reazione tra cloro e metano, venivano “inizialmente scaricati nel fiume Tirino” e successivamente interrati nella megadiscarica abusiva. “Dai documenti agli atti – scrivono i consulenti – si evince che lo smaltimento prevedesse oltre all’interramento anche una successiva fase di copertura con materiale di riporto e conseguente preoccupazione dei diretti interessati per un ‘probabile inquinamento del sottosuolo, per infiltrazione della componente liquida’. La preoccupazione sull’interramento dei Clorometani pesanti, da quanto emerge da alcuni incontri avvenuti nel 1972 tra il responsabile delle Relazioni con amministrazioni pubbliche periferiche, il direttore dello stabilimento di Bussi e personalita’ dell’amministrazione pubblica pescarese, riguardavano il possibile inquinamento della falda freatica anche in considerazione della presenza dell’acquedotto di Pescara. Tale possibilita’, risulta dagli atti, del tutto scongiurata visto l’insolubilita’ delle sostanze e l’inquadramento dell’acquedotto Giardino (Pescara) posto ad alta quota e soprattutto distante dalla megadiscarica. Tuttavia – osservano gli esperti – e’ doveroso sottolineare che i Clorometani pesanti pur pur non presentando un’elevata solubilita’ sono comunque solubili a tal punto da determinare una situazione di pesante contaminazione delle acque sotterranee, di cui sono i contaminanti piu’ comuni ma anche i piu’ difficili da rimuovere come sottolineato anche dalla documentazione visionata. Il 1972 – sostengono i consulenti dell’Istituto superiore di Sanita’ – e’ l’ultimo anno di cui ci sono riferimenti diretti o indiretti riguardo sia all’interramento dei Clorometani pesanti che alla megadiscarica abusiva. Bisognera’ attendere il 2007 per riportare alla luce la megadiscarica attraverso gli accertamenti del Corpo forestale dello Stato”.

MASCIA: LE ISTITUZIONI NON HANNO VOLUTO VEDERE

“Qualcuno doveva sapere quanto stava accadendo a Bussi, qualcuno deve aver visto quella discarica, che non è certamente nata dal giorno alla notte, qualcuno deve aver notato quella bomba chimica che stava avvelenando terreni e sorgenti. E quel qualcuno va individuato e deve rispondere delle proprie responsabilità dinanzi alla legge, perché quanto accaduto a Bussi rappresenta un delitto”. Questo il commento del sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia.

Il Comune di Pescara si è già costituito parte civile nei due procedimenti penali aperti sulla vicenda “e seguiremo sino all’ultimo giorno tutta la fase dibattimentale”, afferma il primo cittadino. “Sicuramente”, conclude, “non potremo risarcire tutti quei cittadini che oggi vivono con l’incubo di ammalarsi per l’assunzione di quei veleni chimici, ma abbiamo il dovere istituzionale di mantenere lo sguardo fisso sugli esiti di quelle indagini affinchè sia fatta piena chiarezza. Bussi è oggi un simbolo triste, il simbolo della colpa di quelle Istituzioni che per anni non hanno voluto vedere”.

 

AMBIENTALISTI: PRIORITA’ BONIFICA

“Ora le priorita’ sono la bonifica, i processi e l’indagine epidemiologica. Irrisolta la questione della trasparenza e della partecipazione dei cittadini”. Lo afferma in una nota il Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua, che insieme al Wwf diede il via alle indagini della forestale sulla megadiscarica di Bussi. Il Forum ricorda che “i Pozzi S.Angelo inquinati, che rifornivano l’intera Valpescara a valle di Bussi, sono stati definitivamente chiusi nel 2007 a seguito di analisi private (poi si scopri’ che almeno dal 2004 gli enti pubblici avevano contezza della contaminazione con le analisi dell’Arta), denunce, innumerevoli esposti e di un vero e proprio lavoro di inchiesta del Wwf e del Forum Acqua tra maggio e agosto 2007, su cui si baso’ l’interrogazione parlamentare dell’allora deputato Maurizio Acerbo (Prc, ndr). Tanto che gia’ allora l’Istituto superiore di sanita’ scrisse alle associazioni che l’acqua dei Pozzi S. Angelo non era idonea al consumo umano. A seguito di tali azioni – conclude il Forum abruzzese dei Moviementi per l’Acqua – furono scavati pozzi a monte dell’area inquinata, i pozzi S. Rocco, che oggi riforniscono la Valpescara”.

Wwf, passo avanti per accertare verità

“Un passo in avanti verso l’accertamento della verita'”: e’ questo il primo commento del presidente del Wwf Abruzzo Luciano Di Tizio dopo la pubblicazione di brani significativi della relazione dell’Istituto superiore di sanita’, datata 30 gennaio 2014, depositata durante il processo di Bussi in Corte d’Assise a Chieti dall’avvocatura dello Stato. In un passaggio si ribadisce, questa volta con i crismi di una autorevole relazione scientifica che “l’acqua contaminata e’ stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole” e che “la qualita’ dell’acqua e’ stata indiscutibilmente, significativamente e persistentemente compromessa”. “E’ quello che il Wwf sostiene da anni: in tutti in comuni della vallata, compresi due capoluoghi di provincia, Chieti e Pescara – afferma Di Tizio – e’ stata erogata almeno dal 2004 e forse anche da prima e sino al 2007 acqua contaminata senza che nessuno si prendesse la briga di avvertire la popolazione. Mi viene da pensare che senza le nostre denunce si rischiava di proseguire nel silenzio chi sa sino a quando. Va tuttavia chiarito che i dati dello studio Iss si riferiscono a campionamenti effettuati nel 2007 e che fotografano la situazione di allora. Nel 2007, anche grazie alle nostre denunce, i pozzi Sant’Angelo, quelli contaminati, vennero chiusi. Per l’acqua potabile vennero scavati altri pozzi, tuttora in esercizio, a monte della zona inquinata. Quindi il problema e’ l’acqua che abbiamo inconsapevolmente bevuto allora, non quella che gli acquedotti ci forniscono oggi. Resta da accertare se questo abbia comportato danni per la salute della popolazione, in particolare per le fasce a rischio: chiediamo da anni una indagine epidemiologica in tutta la vallata, per ora purtroppo invano”. La relazione dell’Iss attribuisce chiaramente la situazione allo “svolgersi di attivita’ industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento”. “Le valutazione e le eventuali attribuzioni di responsabilita’ – chiarisce Di Tizio – spettano alla Corte d’Assise. A noi preme che il processo proceda senza intoppi dopo una fase preliminare da record, durata due anni e mezzo e oltre 30 udienze. In Assise e’ stato imposto un ritmo cadenzato, ma c’e’ stata una istanza di recusazione da parte di alcuni imputati nei confronti del presidente Geremia Spiniello che avrebbe promesso in una intervista di fare giustizia per il territorio. Una frase che a nostro avviso significa semplicemente che il giudice si ripromette di arrivare a una sentenza, impedendo la prescrizione dei reati. Un interesse che dovrebbe essere condiviso dagli imputati, che hanno peraltro tutti optato per il rito abbreviato. La Corte d’Appello esaminera’ la questione l’8 aprile. L’auspicio e’ che non si perda ulteriore tempo, perche’ il territorio ha davvero bisogno che si faccia giustizia assolvendo gli innocenti e condannando gli eventuali colpevoli”.

Pezzopane, dati scioccanti; governo chiarisca 

 “I dati della relazione dell’Istituto superiore di sanita’ per l’avvocatura dello Stato, depositata nell’ambito del processo di Chieti sull’inquinamento del sito industriale di Bussi, sono a dir poco scioccanti. Un bacino di 700 mila persone, compresi scuole e ospedali, sarebbe stato rifornito con acqua contaminata da cloruro di vinile, tricloroetilene, piombo e mercurio, cioe’ con alcune delle sostanze piu’ pericolose che si possano immaginare. Il tutto, a quanto apprendiamo, fino al 2007, e cioe’ fino a quando non stati chiusi i Pozzi Sant’Angelo. Sulla mancata bonifica del sito industriale di Bussi ho gia’ presentato un’interrogazione parlamentare, ma adesso e’ chiaro che e’ necessario un intervento tempestivo e chiarificatore del governo, anche per scongiurare l’allarme nella popolazione”. Lo dice la senatrice del Pd Stefania Pezzopane. “E’ evidente – prosegue – che il sito di Bussi deve essere oggetto di bonifica e di risanamento ambientale e la popolazione dell’area di Pescara deve essere sottoposta a screening epidemiologico a campione per stabilire se la contaminazione abbia avuto delle conseguenze sanitarie. Preoccupa poi la totale mancanza di comunicazione sui rischi correlati alla presenza in falda delle sostanze inquinanti, che non ha messo in condizione i cittadini di fare scelte consapevoli. Come e’ stato possibile che nessuno sapesse? Ora e’ necessario che l’intera vicenda sia affrontata con tempestivita’, efficacia e trasparenza, a completa tutela dei cittadini”

Prc, confermati 7 anni di battaglie e denunce 

“Senza Rifondazione Comunista, ambientalisti e Forum Acqua staremo ancora bevendo acqua pesantemente contaminata. La relazione dell’Istituto superiore di sanita’ in merito alla pericolosita’ per la salute umana dei fenomeni di contaminazione delle acque nel sito di Bussi sul Tirino, lo conferma a distanza di 7 anni dalle nostre denunce”. Lo affermano Marco Fars, segretario regionale del Prc Abruzzo e Corrado Di Sante, segretario provinciale del partito. “E’ bene ricordare – osservano – che solo le denunce, le battaglie e la campagna di informazione che scaturirono a seguito dell’interrogazione parlamentare dell’allora deputato di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, portarono alla chiusura definitiva dei Pozzi S.Angelo avvenuta il 17 settembre 2007. Per anni i vertici di Aca e Ato, sicuramente a partire dal 2004, come oggi si evince dalla relazione dell’Iss, hanno negligentemente operato. Sia sul versante della tutela della salute nella prevenzione dei rischi, sia attraverso l’assoluta mancanza di informazione agli utenti l’Ato, l’Aca e gli enti preposti hanno lasciato che 700.000 persone consumassero acqua a forte rischio e pericolosita’ per la salute umana. Oggi – proseguono i rappresnetanti di Rifondazione – si mettono a tacere le voci dei tanti politicanti che per anni hanno occupato i vertici di Ato e Aca, coloro che abbiamo battezzato Partito dell’acqua, che hanno dal principio minimizzato la gravita’ della contaminazione dell’acque destinate al consumo umano e che piu’ volte hanno minacciato denunce nei nostri confronti per procurato allarme”. Per Fars e Di Sante ora “occorre immediatamente un’indagine epidemiologica; ulteriori risorse e massicci stanziamenti per porre in essere la bonifica dell’intero Sito d’Interesse Nazionale; avviare immediatamente e contemporaneamente la bonifica delle tre aree del Sin (sito industriale, Tremonti, discariche 2A e 2B). In tal senso – aggiungono – evidenziamo che la bonifica del sito industriale e delle discariche 2A e 2B e’ fondamentale anche per la reindustrializzazione delle aree medesime e che per quanto riguarda la discarica Tremonti e’ possibile procedere alla bonifica integrale procedendo a danno di Montedison come e con le risorse gia’ attivate per la messa in sicurezza. ‘Chi inquina paga’ e’ il principio inderogabile in base al quale i due giganti della chimica Montedison e Solvay devono essere chiamati a rispondere del disastro prodotto. Rifondazione Comunista – concludono i segretari regionale e provinciale – si costituira’ parte civile nel processo che vede coinvolti i vertici di Ato e Aca e invitiamo a fare altrettanto i comuni e gli enti aventi titolo”.

SOLVAY PARTE CIVILE: NESSUN IMPUTATO

Solvay e’ parte civile e nessun suo dirigente e’ imputato nel processo avviato presso la Corte di Assise di Chieti per l’inquinamento ambientale e la mega discarica scoperti nel 2007, realizzati in zona Bussi sul Tirino negli anni 60-70. Lo precisa la stessa azienda riferendosi, in particolare, al processo contro ex manager della societa’ (Mont)Edison, accusati per fatti di avvelenamento e disastro dolosi commessi prima che il gruppo Solvay, nel maggio 2002, acquisisse da (Mont)Edison il sito industriale di Bussi sul Tirino. “Occorre quindi distinguere nettamente questo processo – sottilena il gruppo – contro ex dirigenti (Mont)Edison/Ausimont, pendente in Corte d’Assise a Chieti, dalle recenti indagini preliminari, condotte dalla Procura di Pescara nei confronti di sette manager Solvay, che riguardano una presunta omessa bonifica di tre altre discariche minori a nord del sito industriale e una supposta insufficienza della barriera idraulica installata da Solvay quale proprietaria non responsabile dell’inquinamento del sito. A seguito della recente chiusura di queste indagini preliminari, i legali di Solvay – conclude il gruppo – si apprestano a chiedere l’archiviazione delle accuse, generate da una infondata e ovviamente interessata denuncia presentata da Edison”.

-- FINE ART -

ALTRI ARTICOLI SIMILI

Latest articles

NEWS DALLA TUA CITTA'

Notizie Correlate