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Pescara, D’Alfonso: da sempre in vacanza con Toto, pagare era una lotta

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 1:40

dalfonsoprocessoPescara. Viaggi ‘all-inclusive’ pagati da Toto: il processo per tangenti a Luciano D’Alfonso scava sulle vacanze offerte dagli imprenditori. E l’ex sindaco torna a tirare in ballo i ‘soldi della nonna’ per giustificare i lavori nella villa di Manoppello.

Viaggi, case e appalti comunali hanno caratterizzato l’interrogatorio di Luciano D’Alfonso, oggi di nuovo in aula per i il processo su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune di Pescara. Oltre a D’Alfonso sono imputate altre 23 persone, tra cui il suo ex braccio destro, Guido Dezio, e gli imprenditori Carlo e Alfonso Toto. Per un’ora l’ex primo cittadino si e’ sottoposto alle domande del pm Gennaro Varone circa alcune vacanze trascorse insieme mirate a chiarire se possano essere considerate come compensi elargiti al sindaco dall’imprenditore in cambio di compensi. D’Alfonso ha speigato che a legarlo a Toto è un’amicizia di lunga data e che l’imprenditore è anche il padrino di battesimo di suo figlio. Una consuedutine datata, quindi, quella di andare in villeggiatura insieme a spesa dei Toto. “I viaggi”, ha detto D’Alfonso, “non erano dazioni in cambio di qualcosa. Protagonista dei viaggi era la famiglia Toto e poi quando stava per avvicinarsi la partenza si ricavano gli accompagnatori. Quando era prossima la data del viaggio, Toto mi telefonava e mi diceva di preparare la valigia, ma capitava anche che gli rispondevo che non potevo andare perchè avevo degli impegni e non perchè sapevo che c’era una indagine”. D’Alfonso ha aggiunto che Toto durante i viaggi provvedeva a tutto: “Per pagare qualcosa era una lotta”. Varone è poi tornato ad incalzare il politico sui presunti lavori di ristrutturazione eseguiti dalle dite in capo a Toto nella villa di Manoppello dell’ex sindaco, e su altre uscite per gli arredamenti della residenza Pescarese e una automobile alle quali non corrispondono relativi movimenti bancari.Come già riferito nel corso di precedenti udienze, D’Alfonto ha ribadito di aver pagato quelle spese utilizzando denaro contante ricevuto dai genitori, dalla nonna e da uno zio.

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