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Pescara, ultimatum della marineria: torna la protesta

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 2:12

DSC09914Pescara. Se la politica e le istituzioni hanno accolto gli avvisi del sottosegretario Improta come una tanto attesa soluzione, la marineria non è altrettanto felice di sapere che il dragaggio partirà solo a dicembre. Pescatori e armatori pescaresi si dicono pronti a tornare in piazza per protestare duramente contro la paralisi del porto.

È stato il sottosegretario al ministero alle Infrastrutture ad annunciare, a fine settembre, che verranno sì dragati 200mila metri cubi dal porto canale, ma che i lavori tanto attesti inizieranno solo a dicembre e dureranno 4 mesi. Il plauso della politica e delle istituzioni locali per un intervento, comunque non completamente risolutivo, non si traduce nella stessa accoglienza da parte di chi del porto vive e da oltre un anno non può lavorare a causa della paralisi decretata dai fondali bassi e non sgomberati. La marineria è allo stremo, spazientita ed esasperata dalla crisi dell’intero comparto, acutizzata dalla mancanza di contributi economici e fiscali che aiuterebbero a far fronte al momento nero. L’ulteriore ritardo può costituire la scintilla che farebbe scoppiare nuove proteste e disordini, come quelli già messi in atto dagli uomini del porto. Le intenzioni della categoria in una lettera inviata dal presidente dell’Associazione Armatori Pescara, Mimmo Grosso.

“Si annunciano altri ritardi per i lavori di dragaggio del porto di Pescara. Era stata annunciata la realizzazione dell’intervento in tempi rapidi e la marineria contava di tornare in mare il 5 dicembre, appena terminato il fermo pesca. E invece la delegazione pescarese che si è recata a Roma nei giorni scorsi, composta da consiglieri comunali e dal presidente della Camera di commercio, ha ricevuto dal Ministero delle notizie che non ci soddisfano affatto. I lavori, hanno spiegato a Roma, cominceranno solo nel mese di dicembre per cui la marineria di Pescara non potrà tornare in mare neppure al termine nel fermo perché il porto non sarà praticabile. Tra l’altro nessuno è in grado di fornirci informazioni precise sui tempi della gara d’appalto, ancora da espletare. Ci sentiamo ancora una volta presi in giro ma non siamo più disposti ad aspettare né ad accettare ulteriori penalizzazioni.

L’ulteriore ritardo nell’intervento si aggiunge ad una serie di fattori negativi: non ci è stata ancora concessa la moratoria ai pagamenti, le nostre imbarcazioni sono danneggiate e da riparare, le risorse che ci sono state promesse non sono state ancora erogate e della cassa integrazione per i nostri dipendenti non si sa nulla. Non siamo disposti ad aspettare neppure un giorno, dopo il termine del fermo, tanto più che dicembre è sempre stato un mese prezioso per noi, grazie alle festività natalizie e di fine anno. Temiamo che i ritardi registrati, ancora una volta, per l’avvio dei lavori siano legati alle vicende del Piano regolatore portuale, che abbiamo contestato apertamente in passato e rappresenta un affare ricchissimo per la nostra città (e forse anche per i politici!).

Ciò che chiediamo a gran voce è di riprendere a lavorare e, considerato che non sembra possibile vedere realizzati i nostri diritti, torneremo in piazza a manifestare. Ancora da decidere quando e dove”.

Per l’associazione Armatori di Pescara

Mimmo Grosso

I PRECEDENTI:

4 marzo 2011: il blocco dell’asse attrezzato

1 giugno 2011: scontri e caos in città


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