Pescara: dragaggio a settembre. Sant’Andrea senza processione dopo 145 anni

santandreaPescara. Dragaggio a settembre, ma un intervento d’emergenza non superiore ai 200mila metri cubi. Il vertice con i ministeri tenuto ieri a Roma avvicina una soluzione alla paralisi dello scalo insabbiato, ma per risolvere i problemi definitivamente bisognerà aspettare ancora. E intanto il basso fondale impedisce la storica processione di Sant’Andrea: è la prima volta in 145 anni.

Tante volte è stato detto: solo un intervento governativo a carattere nazionale può risolvere la paralisi del porto, insabbiato da un dragaggio mai partito. E per sollecitare e definire questo intervento si è tenuto ieri a Roma, presso l’ufficio del sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Guido Improta, un vertice alla presenza degli amministratori locali, del sottosegretario presso il ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio, Tullio Fanelli, del provveditore interregionale per le Opere pubbliche Donato Carlea, e del comandante della Direzione Marittima di Pescara Luciano Pozzolano.

“Il dragaggio partirà”, è stato detto, come tante altre volte prima di ieri. Ma ora le cose sembrano, almeno sembrano, più concrete. È stato fissato un termine, metà agosto per la gara d’appalto e settembre per l’inizio dei lavori, in modo da terminarli entro il 5 ottobre, quando il fermo-pesca terminerà e i pescherecci dovranno tornare in mare. Proprio per questo l’intervento, da svolgere in termini emergenziali, ricadrà principalmente sul canale e sull’imboccatura del porto, i tratti necessari ad entrare e uscire dallo scalo, tralasciando le banchine di attracco e la darsene commerciale usata per le navi da carico e turistiche. Termini emergenziali, ovvero interventi immediati ma limitati: circa 200mila i metri cubi di sabbia e fanghi che verranno grattati via dal fondale ormai ridotto all’osso, ma si ipotizza che serva almeno un intervento dieci volte superiore, da mantenere costantemente attivo per non ricadere nello stesso incubo nel giro di poco. Praticamente, si ripristinerà l’operatività minima del porto, quanto basta ai pescherecci per non affondare con le eliche sul fondale.

“L’incontro e’ stato molto positivo in quanto i sottosegretari Fanelli e Improta mi sono sembrati molto determinati. Non poteva essere altrimenti visto che ormai il problema e’ di fatto sul tavolo del Governo”, ha detto il comandante della Direzione marittima Pozzolano, assicurando che allo stesso tempo “si sta lavorando per programmi di più ampio respiro che richiedono, però, più tempo per essere portati a termine “. E il bando di gara che si andrà a preparare fin da ora, proverà a coinvolgere una ditta che, vinto questo primo appalto, si occupo poi di tutto il resto. Si vagliano, in gran segreto, vari siti per stoccare il materiale dragato, e anche se le ultime analisi hanno nuovamente scartato la vasca di colmata a sud del molo pescarese, Pozzolano precisa che “saranno effettuate nuove caratterizzazioni sui materiali attualmente contenuti nella vasca, non è stata scartata del tutto questa ipotesi”, Si lavorerà secondo il principio di scarsità dei fondi: “ Si cercherà di operare affinché  non sia necessario impegnare somme rilevanti, considerata la scarsità di risorse disponibili”, spiega ancora il direttore marittimo. E’ stato, dunque, costituito un gruppo di lavoro ristretto che dovrà bandire una gara e sulla scorta di quelli che saranno anche i sondaggi tecnici, nel giro di dieci giorni, si potrà stabilire con precisione l’entità delle risorse necessarie per affrontare questo primo intervento d’urgenza.

Salta la processione in mare dopo 145 anni. Se i pescherecci non possono uscire dal porto, scarichi, per andare a pescare, figurarsi se possono uscire con migliaia di persone a bordo per seguire la storica processione che da 145 anni porta la statua di Sant’Andrea, eletto dalla marineria adriatica il protettore dei lupi di mare, a consegnare tre corone di fiori alle acque che ogni giorno solcano per sbarcare il lunario. Il direttore marittimo ha infatti vietato al comitato organizzatore della festa, interno alla locale sezione dell’Associazione marinai d’Italia, di celebrare il tradizionale rito, istituito nel lontano 1867. “Sono molto amareggiato per essere stato costretto a prendere una decisione così forte”, ha detto Pozzolano, “ma le condizioni del porto non garantivano la sicurezza. D’altra parte bisogna in qualche modo fare in modo che qualcosa si muova, probabilmente questo è un ulteriore spunto affinché si possa rendere il porto nuovamente operativo”.

Solo il mare forza sette, in un secolo e mezzo, era riuscito a negare ai marinai di uscire in mare con Sant’Andrea. Il maltempo più contenuto aveva visto ugualmente i pescherecci pescaresi uscire al largo, anche se per un tratto limitato. La processione prevede, infatti, che l’ammiraglia della flotta, un tempo estratta a sorte e poi scelta come la più giovane, guidasse i colleghi pescatori a consegnare tre corone di fiori, con il santo a bordo a proteggere la rotta. Una corona viene gettata a sud, all’altezza della stelle dannunziana, una a nord, davanti a piazza Duca degli Abruzzi, e una terza riconsegnata al porto, dove si innalza una croce di ferro all’imbocco del molo sud. Ma il dramma del porto passa anche da qui, i pescherecci non possono uscire e trasportare i circa centomila turisti e curiosi che si raccolgono a fine luglio per la secolare celebrazione. Stavolta Sant’Andrea si fermerà a terra, alla punta del molo nord, dove verrà portato dopo la messa di domenica 29 luglio. Lì troverà due imbarcazioni, la Aurora e la Nuova Zita, che riceveranno la benedizione per le corone che andranno a consegnare alle acque. Dietro di loro vongolare e lampare, le uniche che riescono a navigare nel canale, i natanti da diporto e le barche a vela: i 67 pescherecci iscritti nel registro della Capitaneria pescarese rimarranno ormeggiati, irritando il cuore dei vecchi lupi di mare più di quanto decenni di acqua salata sono riusciti a fare.

E la marineria, per sensibilizzare ulteriormente la popolazione e le istituzioni al proprio dramma, chiederà a Katia Ricciarelli, che terrà un concerto durante le serate della festa, di divenire madrina del porto e lanciare un appello in loro favore.