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Gli ambientalisti conto i bagni nei fiumi del Pescarese: “Nessuno aperto alla balneazione”

Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 25 Ottobre 2017 @ 16:50

Pescara. Nessun fiume è attualmente aperto alla balneazione in Abruzzo: sulla polemica conseguente alle 60 multe (da 300 euro) comminate in un solo giorno a chi faceva il bagno nelle acque dei torrenti del Pescarese, intervengono duramente i gruppi ambientalisti.

È il Forum abruzzese per i diritti dell’acqua a sottolineare l’aspetto sanitario “sottovalutato” sulla vicenda delle multe comminate dai Carabinieri-Forestali a chi, violando le leggi sulla tutela della biodiversità fluviale, si è fatto il bagno nelle acque dell’Orta e nella cascata di Cusano, nei pressi dei Comuni di Abbateggio e Roccamorice: “Quelle acque di cui si parla non sono aperte alla balneazione per legge”, rimarca il gruppo ambientalista.

Per il Forum, “per la balneazione dei fiumi e dei laghi si applicano le stesse regole della balneazione in mare, fissate dalla Direttiva 7/2006/CE, la quale si applica a qualsiasi parte di acque superficiali nella quale l’autorità competente prevede che un congruo numero di persone pratichi la balneazione”.

“Rispetto alle acque interne solo il Lago di Scanno è ufficialmente balneabile”, aggiunge il comitato che riunisce le principali sigle ecologiste della regione, “per aprire un fiume alla balneazione si deve individuare espressamente il tratto, descriverlo, identificare il punto di prelievo e provvedere al monitoraggio periodico da parte dell’ARTA. Poi bisogna fare la classificazione e l’informazione al pubblico.

Il caso, al di là delle multe e dell’indignazione per l’esborso, ha richiamato l’attenzione dei tantissimi “affezionati” al bagno nei paradisi della Majella, portando anche il presidente della Provincia di Pescara, nonché sindaco di Abbateggio, Antonio Di Marco, a contestare la repressione. “La questione della balneazione incontrollata alla cisterna di Bolognano è nota da decenni”, rilancia, però, il Forum H2O, “Probabilmente il modo di risolverlo non è nella repressione soprattutto dei comportamenti di singoli che andrebbero prevenuti con un’informazione capillare e costante, anche sugli aspetti della potenziale incidenza ambientale. Si dovrebbe partire dalla segnalazione delle norme da mantenere ai siti web che promuovono le nostre bellezze chiedendone la pubblicazione integrale. Quello che più sconforta però è vedere le reazioni di amministratori che hanno responsabilità e che per questo non possono cascare dal pero su questi argomenti quando in primo luogo vi è l’obbligo di intervenire per la tutela della salute pubblica applicando le norme sulla balneazione. Se un sindaco è a conoscenza di comportamenti rischiosi secondo la legge deve intanto intervenire con ordinanze specifiche facendole rispettare con cartelli, adeguata informazione, intervento preventivo dei Vigili Urbani ecc.”.

WWF: ISTIGAZIONE A DELINQUERE

Dello stesso avviso anche il Wwf, che in una nota contesta Di Marco: “È stato commesso un reato ed è stato perseguito dai tutori dell’ordine. La politica, come troppo spesso avviene in Italia, sta cercando assurdamente di ribaltare la realtà dei fatti ponendo sotto accusa chi è intervenuto per far rispettare la legge e non chi l’ha violata. Tra l’altro i Carabinieri Forestali già da tempo, in seguito a esposti che segnalavano comportamenti illeciti in zone a rigorosa protezione pubblicizzati anche sul web, sono intervenuti a più riprese sia a livello informativo che con controlli sul sito durante i quali gli escursionisti erano stati semplicemente invitati a rispettare le regole. Il 25 scorso si è arrivati alle prime contestazioni, anche – immaginiamo – per la presenza contemporanea di un gran numero di persone, con evidenti danni per l’ambiente e la fauna protetta”.

“Pur comprendendo gli interessi del turismo”, conclude la nota del Wwf Chieti-Pescara, “non è concepibile che si giustifichino comportamenti irrispettosi anche a fronte dei tantissimi che frequentano piacevolmente le aree protette rispettandone le regole consapevoli di stare godendo di quello che è un bene comune, che nessuno può usare danneggiandolo. Si è arrivati, in questi giorni di vero delirio, a promuovere persino l’ipotesi di disobbedienza civile, proposta anche da chi è stato personalmente sanzionato domenica scorsa. Una vera e propria istigazione a delinquere che diventerebbe anch’essa un reato se qualcuno dovesse dar seguito a questa folle idea. Secondo questa logica  chi viaggia a 150 km orari non potrebbe essere multato se sta andando in vacanza!”

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