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Pescara, citofoni incendiati e vigili aggrediti. Codici:’L’Ater imbroglia, nessuno sfratto a Fontanelle’

Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 10:43

fontanelle_incendiocitofonoPescara. Continuano gli atti criminosi, le intimidazioni e i gesti di ordinario degrado in via Caduti per Servizio. La scorsa notte l’ennesimo incendio ai citofoni del palazzo di Nello Raspa, ex presidente dell’associazione civica della zona, qualche giorno fa l’aggressione all’ufficio mobile della Polizia Municipale. Intanto Codici lancia l’allarme sugli sfratti per le abitazioni occupate abusivamente da criminali e pregiudicati: “L’Ater imbroglia i cittadini: non farà nessuno sfratto”, denuncia Domenico Pettinari.

Non si abbassa di un millimetro l’asticella che segna il livello della criminalità diffusa tra i palazzi popolari di Fontanelle. I casi emblematici sono spuntati fuori come funghi dalla conferenza stampa convocata questa mattina da Domenico Pettinari di Codici: nella sede dell’associazione Insieme per Fontanelle, oltre al direttivo dell’associazione, c’erano anche tanti cittadini ‘per bene’ che vivono tutti giorni l’emergenza sociale, subendone anche le ritorte minacce di chi vuole evitare che traffici ed episodi surreali vengano denunciati; e sono loro che parlano, seppur evitando di metterci nome e faccia.

L’ultimo di questo casi risale alle 3:00 della scorsa notte, quando ancora una volta il citofono del civico numero 13, dove abita l’ex presidente dell’associazione, Nello Raspa, è stato incendiato da ignoti, mandando in corto circuito l’intera illuminazione della scalinata del palazzo. “Non posso dire con certezza che il gesto sia rivolto a me, in quanto mi sono dimesso dalla presidenza di Insieme per Fontanelle”, specifica Raspa; ma sapere che le dimissioni sono arrivate dopo una macchina bruciata, un portone preso a martellate e un citofono già incendiato porta a indubbie conclusioni. Poche ore prima, sul piazzale dei civici 49 e 51, un giovane stava festeggiando il compleanno “come si usa fare da queste parti”, racconta il segretario provinciale di Codici, “cantando per strada e prendendo a calci e pugni macchine e cassonetti”, ma all’arrivo delle Volanti della Polizia il ragazzo se l’è presa con una donna affacciata al balcone, accusandola di aver chiamato il 113 e minacciandola di “farvi scoppiare per aria, a te e tutti quelli dell’associazione”. Altri residenti dicono che dopo i “festeggiamenti” siano stati raccolti una ventina di bottiglie di birra e alcuni fiaschi di vino.

Non sarebbe stato risparmiato neppure l’ufficio mobile della Polizia Municipale, che dalle 8:00 alle 20:00 di ogni giorno pattuglia l’ingresso della zona popolare: pochi giorni fa un uomo visibilmente ubriaco, fermato mentre camminava barcollando lungo la strada, avrebbe reagito al controllo degli agenti saltando sul Ducato, mettendolo in moto, azionando le sirene e perfino tentando di sfilare la pistola d’ordinanza di uno degli agenti. “Sono arrivati altri vigili, ma in otto non sono riusciti a fermare quel balordo”, dicono Raspa e gli altri associati, “ma alla fine non l’hanno nemmeno identificato e segnalato, quello è tornato a casa con la madre gridando a noi di essere bastardi e infami”.

“Nonostante tutto ciò dicono che a Fontanelle non ci sia un’emergenza sociale, solo perché qui non ci sono scippi e rapine”, si indigna Pettinari, riferendosi a quanto avrebbe riferito il Questore pochi giorni fa nel corso di un incontro con Don Massimiliano De Luca e il presidente della circoscrizione Piernicola Teodoro, “ma è ovvio che i criminali non vanno a rubare alla porta accanto, ma qui comunque si spara, si minaccia e si incendiano le macchine”. Di aver “lasciato soli i cittadini di Fontanelle, dopo mesi di promesse non rispettate”, Pettinari accusa quelle istituzioni che non risolvono i due problemi principali: pattugliamenti e sfratti. Dapprima le forze dell’ordine: “Dopo soli tre mesi di vigilanza, con due poliziotti e un militare dell’esercito, il posto fisso di polizia è stato sospeso e mai più ripristinato”, sostiene il segretario di Codici; poi Comune e Ater, che “dopo aver sfrattato da soli quattro appartamenti gli abusivi meno problematici lasciano i pregiudicati più pericolosi, il vero male di questo rione, a vivere illegalmente nelle case popolari, addirittura assegnandoglieli come residenze per scontare gli arresti domiciliari”, rileva con forza Pettinari.

Per quanto riguarda l’Ater, Codici sostiene che sia in atto una vera e proprio grande imbroglio. Se la legge Regionale 1/201fontanelle_codici1 aveva stanziato, infatti, 100mila euro per eseguire gli sfratti richiesti dalle querele inoltrate dell’agenzia territoriale che gestisce l’edilizia popolare, gli abusivi di Fontanelle risulterebbero non sfrattabili, non perché rispettosi delle norme ma perché l’iter per lo sgombero non sarebbe mai stato avviato. L’iter sarebbe così strutturato: l’ente proprietario, in questo caso l’Ater, segnala alla Polizia Municipale l’abusivismo, un controllo degli agenti che redigono una relazione; con questa in mano il proprietario inoltra una querela che un giudice trasforma in sequestro preventivo, decretando fattivamente lo sfratto; eppure per i “civici pericolosi” non sarebbero mai stati attivati controlli, relazioni e alcun iter per lo sfratto; Pettinari cita 6 abitazioni in 4 palazzi ai numeri 25, 27, 47 e 61: “Dopo aver promesso falsamente di sfrattare chi occupa abusivamente e delinque da quegli appartamenti, si scopre che l’Ater non li ha nemmeno mai controllati”, si indigna il segretario. La questione è emersa negli ultimi giorni, dopo che il settore Politiche della casa della Regione Abruzzo ha prorogato al 30 marzo i termini per l’assegnazione del fondo sugli sfratti, se al vecchio termine del 31 dicembre 2011 solo l’Ater della provincia di Pescara aveva presentato richiesta, le ritardatarie Chieti, Teramo e L’Aquila hanno ottenuto la proroga: “Ho preteso di accedere agli atti”, spiega Pettinari, “e ho scoperto che per via Caduti per Servizio non c’era nessuna relazione: l’Ater dice di non sapere niente di questi abusivi, ma sono almeno due anni che vengono fatte segnalazioni”. Ora si prevede che i 100mila euro saranno suddivisi tra le 4 province, ma anche se con un quarto dei soldi gli sfratti a Fontanelle non saranno previsti: “Si dovrebbe completare entro fine marzo l’iter che impiega anni, a cominciare dai controlli nelle case, che i vigili hanno paura di fare: quest’ultimo è l’imbroglio più grande che le istituzioni hanno fatto finora, ormai a Fontanelle i cittadini sono soli”, conclude il rappresentante dell’associazione pro-legalità.

 

Approfondimenti: Tensione a Fontanelle

 

Daniele Galli


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