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Pescara: continua lo sciopero degli operai dello stabilimento Icie

Ultimo Aggiornamento: domenica, 29 Ottobre 2017 @ 22:35

Icie_presidioPescara. Il presidio fisso dei 35 operai dello stabilimento Icie di Loreto, sotto la sede della Direzione provinciale del Lavoro, è partito questa mattina dopo il sit-in di ieri davanti a Palazzo dei Marmi. I lavoratori chiedono l’intervento dell’assessore al Lavoro Antonio Martorella e della Regione Abruzzo per tentare di scongiurare la dismissione dell’azienda.

Senza stipendio da tre mesi e con pochissime garanzie per il loro futuro occupazionale, i 35 operai della Icie Switchboards di Loreto Aprutino hanno deciso di non fermare la protesta. Per tutto il weekend saranno in piazza, con le bandiere rosse della Fiom, per raccontare la propria storia e le tante difficoltà quotidiane.
Sabato e domenica, con gli uffici pubblici chiusi, i dipendenti allestiranno un gazebo al centro della piazza di Loreto, spostandosi per due giorni dal capoluogo. Lunedì è in programma un altro appuntamento, stavolta nella sede centrale della Cgil di via Croce per decidere con le parti sociali le prossime mosse da mettere in campo per non arrestare la battaglia per il diritto al lavoro. Icie_operai
Se non ci saranno risposte rapide e precise da parte della proprietà dell’azienda, la cui sede è a Termoli, non si escludono manifestazioni eclatanti fuori dall’Abruzzo. L’idea è di partire a bordo di due autobus alla volta di Sesto San Giovanni, dove si trova la multinazionale Abb che a giugno scorso ha venduto il ramo dell’azienda al gruppo molisano Pistilli, per chiedere a loro risposte chiare sul futuro del sito produttivo e dei singoli dipendenti.
Come conferma Luigi Marinucci, segretario provinciale della Fiom, i lavoratori vogliono che sia rispettato il protocollo firmato a marzo 2011 con il ministero per lo Sviluppo economico, la Regione Abruzzo e la Provincia. I lavoratori chiedono la presentazione del piano industriale e, soprattutto, cogliono essere messi in condizione di lavorare con serenità, altrimenti l’unica alternativa possibile è la richiesta degli ammortizzatori sociali.

 

Daniele Galli


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