Mega cava a Popoli: “Gravissimo rischio per il patrimonio idrico”

Popoli. Ricerche scientifiche internazionali citate tra le osservazioni presentate contro il progetto per la nuova cava a Monte Castiglione di Popoli. Gli ambientalisti attaccano:”A gravissimo rischio il patrimonio idrico”.

E’ scaduto sabato scorso il termine per il deposito in Regione delle osservazioni sulla Verifica di Assoggettabilità a V.I.A. al progetto per la cava prevista a Monte Castiglione, località del Comune di Popoli. Tra quelle contrarie anche le citazioni, prodotte da Forum H2O e Stazione Ornitologica Abruzzese, di scientifiche internazionali che, secondo gli ambientalisti, “chiariscono i potenziali impatti sull’ambiente e la qualità dell’acqua in contesti carbonatici come quello abruzzese”.

“Le cave in contesti carbonatici come quelle abruzzesi”, affermano i due gruppi ecologisti, “possono causare gravissimi danni alle falde acquifere” e per questo  chiedono alla Regione Abruzzo di “bocciare immediatamente il progetto di cava inviato alla regione dalla UMT Service Srl per la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A”.

La proposta prevede di attivare una cava da 400.000 mc su Monte Castiglione, “esattamente al centro di uno degli acquiferi più importanti del centro Italia”, affermano gli ambientalisti, “come dimostra la mappa idrogeologica ufficiale della Regione Abruzzo, e nelle osservazioni depositate dalla S.O.A. si evidenziano molteplici criticità sia procedurali sia, soprattutto, di contenuto”.

In particolare la S.O.A. ha citato uno dei numerosi studi scientifici che “a livello internazionale accertano i gravi rischi per le acque sotterranee derivanti dalle attività estrattive. Nel Impact of quarries on karst groundwater system” si può leggere, Pur scavando una piccola quantità di roccia rispetto al contesto la rimozione della copertura protettiva di un acquifero può causare una severa contaminazione delle acque”.

Il Forum H2O invece evidenzia che “lo stesso Servizio Geologico del Governo degli Stati Uniti in un ampio dossier sui pericoli derivanti dalla cave in contesti carbonatici come quello abruzzese ha stabilito, tra l’altro, che Le cave possono modificare sostanzialmente i percorsi di ricarica e la qualità dell’acqua può degradare”,

Per le due organizzazioni è “letteralmente folle pensare di continuare a posizionare attività fortemente impattanti in aree così delicate e vulnerabili. La Regione Abruzzo è, tra l’altro, inadempiente da 11 anni rispetto agli obblighi di legge di tutelare le aree di ricarica degli acquiferi previsti nel Testo Unico dell’Ambiente D.lgs.152/2006”.

Sul caso interviene anche l’ex consigliere regionale RC Maurizio Acerbo: “L’Abruzzo è una delle pochissime regioni italiane prive di un piano per le attività estrattive e abbiamo un numero di cave attive e dismesse pari o superiore a regioni come la Lombardia e Veneto che hanno un numero di abitanti e un territorio assai più grandi”, afferma, tornando a richiedere “l’immediata approvazione di una moratoria da parte del Consiglio Regionale”.