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Coltellate a Pescara Vecchia: preso il ‘branco del terrore’. Minorenne il colpevole ‘istruito’ dal padre

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Ottobre 2017 @ 14:37

coltelli_brancoPescara. C’era un “branco” di giovanissimi violenti dietro l’accoltellamento del 2 ottobre a Pescara Vecchia. La Squadra Mobile di Pescara ha preso stanotte l’autore minorenne del tentato omicidio del filippino 23enne, spalleggiato da quattro “picchiatori” con un arsenale di lame a disposizione. Agghiaccianti i commenti fatti dal padre del ragazzo, che aveva regalato al figlio il coltello del delitto: lo rimproverava per non averlo affrontato a viso aperto e minacciava di far tacere l’accusatore.

Si è conclusa con due arresti per tentato omicidio la vicenda che nella notte del 2 ottobre scorso aveva visto S.M.M.A, 23enne di origine filippine rischiare la vita per due coltellate, una delle quali gli aveva perforato il polmone costringendolo all’operazione d’urgenza. Si era parlato prematuramente di regolamento di conti tra spacciatori, data la reticenza della vittima a riferire sull’accaduto, ma dietro quella reticenza si celava, invece, il timore che i colpevoli potessero attuare pesanti ritorsioni, data la violenta fama di cui godevano. Da qui sono partite le indagini della Squadra Mobile guidata da Pier Francesco Muriana, che sono arrivate a scoprire un vero e proprio “branco” di giovanissimi che terrorizzava chiunque passasse loro a tiro per le strade di Pescara Vecchia. Senza un motivo preciso, solo per passare il tempo, per dimostrare agli altri e a loro stessi la prepotente capacità di sopraffare gli altri, cercando lo scontro e l’affronto con i passanti ai quali tirapugnichiedevano con sprezzante sfida: “Ma che ti guardi?”. Lo scenario è lo stesso della tragica aggressione del 20 marzo 2010, i marciapiedi di piazza Garibaldi, cuore del centro storico. “Ma Pescara Vecchia non è un bronx”, ha tenuto a precisare stamattina in conferenza stampa Muriana, che con questa operazione punta a mettere fine ad una serie di episodi pregressi non denunciati ma sempre di grave violenza, come quello che D.D.D., ritenuto l’accoltellatore materiale, aveva compiuto nel 2009, a soli 15 anni. Il giovanissimo criminale, infatti, pescarese residente a Francavilla oggi ha appena 17 anni. E lui, insieme a 4 “compari”, tra un panino al kebab e un cocktail, scorazzava per la movida ad attaccar briga, guadagnandosi la fama di “picchiatore”. “Non semplici bulletti, ma veri e propri criminali”, puntualizza Muriana.

Il fatto. A compiere l’aggressione del 2 ottobre, insieme al 17enne, c’era Cristian Catania, 22enne pescarese, detto “Il catania_brancomuto” per il suo accentuato difetto di pronuncia. Fu un regolamento di conti, si, ma per un futilissimo motivo che ora pesa come aggravante per i due. D.D.D si trova infatti in un carcere minorile, su richiesta del P.M. del tribunale dei minori de L’Aquila, Antonio Altobelli, mentre per Catania il sostituto procuratore di Pescara Giuseppe Bellelli ha disposto gli arresti domiciliari. L’unica colpa della vittima era quella di essere amico di un rivale del Muto; quella notte, D.D.D. aveva accompagnato Catania a cercare un “tipo antipatico”, un coetaneo fratello della fidanzata del filippino; lì, in via Nazario Sauro, davanti al rock-club Orange, avrebbe risposto di non sapere dove si trovasse l’amico ricercato dai due e durante il dialogo avrebbe sorriso ad una ragazza di passaggio: un sorriso interpretato dagli aggressori come un affronto nei loro confronti, come se il ragazzo stesse ledendo la maestà dei padroni del quartiere che aveva al suo cospetto. Un gesto imperdonabile che ha prima scatenato la scarica di calci e pugni di Catania e poi le coltellate alla schiena inferte dal 17enne. La fuga e la terribile fama dei bulli avevano fatto perdere le loro tracce e indotto al silenzio la vittima, ammutolita dalla paura di prendere “il resto” qualora avesse parlato.

Il “padre-maestro”: regala il coltello e insegna come si colpisce. Ma le indagini della polizia si sono intrecciate con altre attività già in corso. D.D.D è infatti di fresca notorietà per la cronaca: solo due giorni dopo le coltellate gli investigatori avevano trovato nel suo zaino 2 proiettili e della marijuana, nascosto in camera del nonno materno. “Dietro ognuno dei cinque ragazzi coinvolti – altri due indagati e un ultimo denunciato a piede libero – ci sono storie di degrado e di abbandono familiare”, commenta il vice di Muriana, Dante Cosentino. La più agghiacciante è quella del 17enne, figlio di D.D.F., efferato criminale della vecchia guardia: è stato lui, come si è scoperto dalle intercettazioni telefoniche, ad aver regalato al figlio, appena la sera prima, il coltello del delitto. Una lama che D.D.D. ha fatto sparire per mano di M.J, minorenne indagato per favoreggiamento, perquisito oggi insieme a S.S, indagato per concorso in tentato omicidio, neomaggiorenne che custodiva nel comodino della propria cameretta a Francavilla tre coltellacci da cucina, un serramanico, due lame a scatto e un tirapugni d’acciaio, insieme ad un particolare coltello dall’affilatissima lama in ceramica, spesso utilizzata dai rapinatori di banche perché in grado di eludere i metal detector; un particolare che, coltello_ceramicaunitamente ai proiettili già rinvenuti, non fanno escludere il collegamento del branco con altre vie del crimine. A spingere l’accoltellatore a disfarsi dell’arma è stato proprio il padre, che al telefono pochi minuti dopo il tentato omicidio redarguisce il figlio per aver usato un’arma che avrebbe potuto metterlo in mezzo, e gli ordina di disfarsene. Il ragazzo chiama, quindi, M.J., che prima si congratula del gesto compiuto, “hai fatto bene”, e poi prende in consegna la lama insanguinata per farla sparire. Nei giorni seguenti, al telefono, gli inquirenti ascoltano parole terribili uscire dalla bocca di un padre per essere rivolte al figlio:

“Ma perché l’hai colpito alle spalle?”, lo rimprovera per la viltà di chi non affronta il nemico faccia a faccia.

E ancora: “Ma che sensazione hai provato?”,

“Niente”, risponde il ragazzo.

“E allora che lo hai fatto a fare?”.

Infine, da buon genitore protettivo, tranquillizza il figlio dopo aver letto sui giornali che la vittima aveva fatto i nomi degli aggressori; “Tranquillo, ci penso io a farlo stare zitto”, minacciando di eseguire ritorsioni che poi, il filippino, non riceverà perché ancora allettato a casa, dopo aver lasciato l’ospedale da pochi giorni.

 

Daniele Galli


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