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Pescara, gazebo fascista in piazza Primo Maggio

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 4:10

fascistipiazzaprimomaggioPescara. Un gazebo con bandiera fascista e persone vestite da squadristi in camicia nera a consegnare volantini informativi, per di più in piazza Primo Maggio. Il quadretto andato in scena ieri pomeriggio ha provocato lo sdegno e la rabbia della locale sezione dell’Associazione nazionale partigiani italiani.

Un gazebo come tanti che si vedono nel centro di Pescara, con striscioni o bandiere varie e volantini dai più disparati contenuti civili o politici. Ma la particolarità di quello installato ieri pomeriggio sul marciapiede di piazza Primo Maggio è la forte connotazione fascista: vessillo tricolore con il fascio littorio nel centro, un manifesto con caratteri cubitali a campeggiare il motto “Fascismo è libertà” e persone in camicia nera a consegnare foglietti informativi. Un quadro che ha provocato l’indignazione dell’Anpi: “L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia trova scandalosa sia la presenza di questi fantasmi della storia patria, sia l’accostamento tra fascismo e libertà, specie in una piazza che ricorda le lotte secolari dei lavoratori per la democrazia e diritti, cioè esattamente di quei valori dei quali il regime fascista è stato acerrimo e violento nemico”, si legge in una nota del gruppo su Facebook.

“L’esistenza di alcuni individui vestiti come gli squadristi del 1922, ignorati per fortuna dalla gran massa dei pescaresi al passeggio, è però meno grave delle responsabilità e delle ignoranze di chi ha creato un clima che ha permesso la presenza anticostituzionale e antidemocratica di coloro che si rifanno alla più grande tragedia italiana del ventesimo secolo”, prosegue la nota, “Basta camicie nere a Pescara. Basta esposizione di simboli vietati dalla Costituzione. Basta dileggio dei valori costituzionali e democratici come piu’ volte indicato anche dal presidente della Repubblica. Anpi Pescara non si tira indietro e resiste al disprezzo della storia contro ogni forma di subdolo revisionismo”, conclude.

 

Daniele Galli


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