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Sentenza Grandi Rischi, sit-in alla Villa Comunale dell’Aquila

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 4:35

L’Aquila. Lo Stato si autoassolve e se la ride. Da anni. La sentenza del processo di appello alla Commissione Grandi Rischi rappresenta l’ennesimo schiaffo dello Stato alla popolazione aquilana. Una commissione di esperti che non avrebbe, naturalmente, dovuto prevedere il terremoto – come è stato strumentalmente scritto dai media – ma che ha avuto la colpa di aver rassicurato i cittadini. Una commissione che, come è stato evidenziato anche dalle intercettazioni telefoniche, era stata inviata all’Aquila solo per compiere ‘un’operazione mediatica’, trasformando inoltre le legittime preoccupazioni della popolazione in un problema di ordine pubblico da reprimere”.

Lo ha dichiarato in una nota 3e32/Casematte, precisando che “la responsabilità politica di quella riunione fu di Guido Bertolaso, che ordinò agli esperti – piegati al potere – di recarsi in città, per sbrigarsela con una finta riunione di mezz’ora. Guido Bertolaso, noi non ti dimentichiamo. Al di fuori delle aule dei tribunali, la storia ti condanna. Così come condanna chi come Enzo Boschi, oggi e solo oggi, annuncia di voler rivelare “i particolari di questa storia”, sostenendo che ‘noi scienziati siamo stati usati’, che quella del 31 marzo fu una ‘riunione politica’, che allora ‘non fu riportato all’opinione pubblica quanto invece accadde davvero in quella riunione’ [La Repubblica]. Non solo: ‘Un giorno vorrei incontrare i parenti delle vittime per dire la mia verità’ [Sky tg24]. Boschi, cosa è accaduto davvero in quella riunione? Vieni all’Aquila e dicci la verità. Anche perché nel verbale, firmato il 6 aprile 2009, ed acquisito come prova, ci sono comunque frasi dal sapore rassicurante e pseudo scientifiche in cui Boschi afferma: ‘Escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi’. Perché lo ha escluso? Scientificamente non ha senso. Mentre Barberi, presidente vicario di quella commissione, che addirittura partecipò alla conferenza stampa dopo la riunione, sempre nella bozza di verbale afferma rassicurando: ‘Questa sequenza sismica non preannuncia niente’. E’ inoltre quantomeno imbarazzante la posizione del sindaco Massimo Cialente, che ora si dice ‘dispiaciuto’ della sentenza, ma che nella sua testimonianza ha di fatto sostenuto la difesa degli imputati, rivelando di non essere stato tranquillizzato. Perché scienziati e politici non parlarono allora, smentendo le false rassicurazioni? In questa storia politica e scienza si compenetrano. La scienza non ha fatto il suo dovere e si è asservita alla politica in modo totalmente irresponsabile. Per questo è colpevole ma, a quanto pare, la giustizia è un lusso che noi ‘poveracci’ non possiamo permetterci. Eravamo presenti alla Corte d’Appello: non sarà certo una sentenza di un tribunale a farci cambiare opinione, né a cambiare la verità storica che tutti conosciamo bene. Vogliamo vivere in questa città, ricostruirla, e continueremo a lottare per farlo. Per questo invitiamo L’Aquila ad avere uno scatto di dignità e a scendere in strada, per l’ennesima volta in questi anni”.

E così è stato organizzato, da cittadini e alcuni parenti, un sit-in nella Villa Comunale dell’Aquila a partire dalle 18:30.

“Pretendiamo verità e giustizia, vogliamo far sentire forte la nostra voce”, conclude la nota.

“Ieri nel mio intervento di fine seduta ho stigmatizzato il vergognoso esito della sentenza d’Appello del processo alla Commissione Rischi con cui si è decretata l’assoluzione di 6 dei 7 membri convocati a L’Aquila dall’ex capo del Dipartimento Nazionale di  Protezione Civile, Guido Bertolaso,  per valutare e dare informazioni agli Aquilani riguardo lo sciame sismico che da più di 4 mesi ha costretto decine di migliaia di persone  a vivere con le valigie pronte accanto alle porte d’uscita delle proprie abitazioni o a trascorrere intere nottate a dormire accampati nelle macchine in preda alla paura.
‘Vergogna’ per 309 volte, tante quante sono state le vittime di quella tragica notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, quando L’Aquila è stata colpita da una scossa di magnitudo 6.3 che nessuno potrà dimenticare”. A dichiararlo, la Cittadina al Senato M5s Enza Blundo.

“Una sentenza che ribalta la condanna in primo grado di giudizio e  che si abbatte tragicamente  sugli Aquilani e sui familiari delle vittime, costretti in questi anni a sopportare di tutto e di più: le meschine risate di imprenditori che  già quella stessa notte  pregustavano enormi  giri d’affari perché “un terremoto non capita mica tutti i giorni ” ; le numerose promesse di aiuti disattese  , balconi caduti da case spacciate come “antisismiche” costruite con materiali scadenti  senza adeguata manutenzione e con isolatori sismici fuori norma , le tangenti che hanno governato la pseudo ricostruzione post-terremoto, anche nel settore dei  beni culturali ed ecclesiastici; e le passerelle dei  politici , venuti a visitare la nostra città ridotta in macerie, per farsi scattare qualche bella foto  da tirare fuori in campagna elettorale e nulla di più – continua la Parlamentare – Ieri si è infranta anche la speranza di avere giustizia. In un processo che vedeva lo Stato imputato dallo stesso Stato, i componenti della Commissione Grandi Rischi, dopo essere stati condannati in primo grado per aver ‘erroneamente ed eccessivamente rassicurato la popolazione’, sono stati assolti in Appello per non aver commesso il fatto. Una condanna, quella in primo grado, che non era contro la Scienza, come invece in molti hanno fatto credere, bensì nei confronti di sedicenti scienziati che, in palese esecuzione dell’ordine loro impartito da Guido Bertolaso, testimoniato dalla telefonata intercorsa tra quest’ultimo e la Stati e ribadito oggi sulla stampa, hanno scientemente e deliberatamente adottato comportamenti tali da tranquillizzare indebitamente gli Aquilani, pur conoscendo l’elevatissimo rischio a cui li esponevano.
La brevità della riunione della Commissione, l’omessa analisi del rischio sismico in relazione alla specificità del territorio, l’uso di termini ambigui e dal tenore rassicurante e soprattutto la mancata smentita del falso scientifico dello scarico di energia favorevole e di messaggi analoghi ampiamente divulgati dai mass media a livello nazionale, regionale e locale, con conseguente riduzione del livello di guardia fino ad allora adottato, integrano la prova certa della loro responsabilità professionale ed umana della strage del 6 Aprile 2009 “, conclude la Blundo.

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