Climbing For Climate sul Gran Sasso con salita al Ghiacciaio del Calderone

L’Aquila. Torna ‘CFC – Climbing For Climate’: in occasione della terza edizione dell’evento, promosso dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS) e dal Club Alpino Italiano (CAI), i Rettori, i Delegati e le autorità rappresentative nazionali salgono a piedi sul Ghiacciaio più meridionale d’Europa, il Calderone, simbolo dei danni climatici, nel cuore del Gran Sasso.

L’obiettivo è lanciare un appello per il contrasto alla crisi climatica, alla crisi ecologica e alla perdita di biodiversità, con particolare riferimento ai rischi climatici dell’Europa meridionale.
Come nel 2020, anche l’edizione di quest’anno di «Climbing For Climate» sarà diffusa su tutto il territorio nazionale e culminerà nell’evento nazionale sul Gran Sasso di martedì 14 settembre, organizzato dall’Università degli Studi di Brescia, Club Alpino Italiano (CAI) Sezione di Brescia, Atenei abruzzesi (Gran Sasso Science Institute, Università degli Studi dell’Aquila, Università degli Studi di Teramo, Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti Pescara), con i patrocini di Ministero della Transizione Ecologica (MITE), Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), SDSN Italia, Comitato Glaciologico Italiano, Universitas Montium (UNITA), RUniPace (Rete Università per la Pace) e Club Alpino Italiano.

«Nel 2019 la RUS aveva aderito con convinzione alla prima edizione del Climbing for Climate ideata e promossa dall’Università degli Studi di Brescia e con entusiasmo negli anni successivi ha raccolto il testimone invitando tutti gli atenei a partecipare attivamente all’iniziativa organizzando eventi diffusi su tutto il territorio nazionale – dichiara Patrizia Lombardi, Presidente della RUS e Vice-rettrice per il campus e comunità sostenibili del Politecnico di Torino –. Quest’anno sono 13 le Regioni in cui si svolgono le escursioni e più di trenta le università che nel mese di settembre organizzano eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della crisi climatica che necessita di azioni comuni, condivisione di conoscenze e competenze. Iniziative come il Climbing for Climate contribuiscono non solo alla costruzione di una comunità consapevole, ma anche al rafforzamento delle relazioni tra atenei che vivono e hanno un impatto rilevante sui territori. Organizzata nell’anno in cui il nostro Paese ha assunto a livello internazionale rilevanti impegni come Presidenza del G20, anche ospitando gli eventi preparatori della Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (COP26), questa terza edizione del Climbing for Climate rappresenta un tassello importante nella promozione del 2021 come anno dell’ambizione climatica e contribuisce a valorizzare il rilevante impegno degli atenei italiani nel perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU».

«Consapevoli del ruolo che l’Università riveste nell’educazione delle giovani generazioni – dichiara il Rettore dell’Università degli Studi di Brescia, prof. Maurizio Tira – abbiamo inserito nel Piano strategico la cura e la promozione dei valori della sostenibilità. Insieme al Ghiacciaio dell’Adamello e alla conca del Baitone, mete delle prime due edizioni dell’evento «Climbing For Climate», il Ghiacciaio del Calderone rappresenta un altro simbolo dell’urgenza di azioni mirate alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico. L’acronimo della salita – «CFC Climbing For Climate» – vuole essere anzitutto un segno di speranza: è tratto infatti dall’accordo del protocollo di Montreal (1987) sulla riduzione dei CloroFluoroCarburi (CFC) con il quale la comunità mondiale fu in grado di impegnarsi concretamente e in maniera coordinata per contrastare il cosiddetto buco nell’ozono».

«Il Club Alpino Italiano anche quest’anno partecipa attivamente al Climbing For Climate nel suo ruolo operativo nell’organizzazione dell’evento – dichiara il Presidente della Sezione di Brescia Angelo Maggiori – La presentazione dei Position Papers, che il Consiglio Centrale ha deliberato appena prima dell’estate, è certamente un’occasione importante per divulgare gli intenti e l’impegno per l’ambiente che da sempre il Club Alpino Italiano, tramite i suoi volontari, mette a disposizione di tutta la popolazione italiana e del nostro sodalizio ai fini della salvaguardia della natura e della montagna in senso lato».
«Il Gran Sasso Science Institute è alla sua prima partecipazione alla manifestazione e ha collaborato con gioia all’organizzazione di questa due giorni dedicata alla fragilità dell’Europa centro meridionale di cui il Calderone è esempio significativo – dichiara il Rettore del Gran Sasso Science Institute, prof. Eugenio Coccia –. Il nostro Istituto è molto attento al tema della crisi ecologica e ha fra i propri interessi scientifici la valutazione dell’impatto socio economico e ambientale dei cambiamenti climatici e il tema della sostenibilità».
«Un ghiacciaio è una memoria, un serbatoio di dati da scandagliare ed esplorare – dichiara il Rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, prof. Edoardo Alesse –. Analizzando i suoi strati possiamo ipotizzare e comprendere come è stato il clima in periodi storici più o meno distanti e a quali cambiamenti il nostro ambiente sia andato incontro. Il Calderone, il ghiacciaio più a sud d’Europa, si sta sciogliendo rapidamente, come ogni ghiacciaio al mondo, e questa trasformazione ha un responsabile: il nostro stile di vita. Le ingenti energie e risorse spese in uno sviluppo industriale e commerciale disorganico e spesso irrazionale lasciano scarti (come la CO2 o le microplastiche) che l’ambiente non riesce ad assorbire e smaltire, con ciò determinando mutamenti tanto rapidi e profondi da segnare in maniera irreversibile l’equilibrio ambientale e l’ecosistema Terra che ci ospita. Salire sulla montagna insieme, con impegno e un po’ di fatica, ci dà modo di riflettere su cosa è essenziale, quali energie e risorse possiamo utilizzare meglio e meno. Seppure i nostri sforzi per mitigare i cambiamenti climatici non basteranno a salvare il Calderone, speriamo che servano per costruire una società più sostenibile e consapevole che ogni azione ha effetti su quanto ci circonda».
«Sono orgoglioso – dichiara il Rettore dell’Università di Teramo, prof. Dino Mastrocola – dell’impegno attivo del mio ateneo nella Rete delle Università Sostenibili e della scelta di una meta comune, il Ghiacciaio del Calderone, luogo simbolo della bellezza e della fragilità dell’ambiente montano. Il tema dei cambiamenti climatici, dell’uso sostenibile della risorsa acqua, della sostenibilità della pratica turistica, fanno parte del Dna dell’Università di Teramo. La sostenibilità deve tradursi in azioni concrete. Ecco perché l’Università di Teramo ha attivato all’interno della propria proposta formativa un “Pacchetto sostenibilità” che comprende 5 Corsi di laurea, accomunati dall’attenzione verso un territorio, quello interno abruzzese, con delle peculiarità (forte incidenza di aree verdi, popolazione molto anziana) che rendono inevitabili politiche improntate alla sostenibilità».
«La tutela e la valorizzazione delle bellezze del nostro splendido patrimonio naturale e paesaggistico necessitano, anche attraverso la resilienza ai cambiamenti climatici, di azioni globali e locali – dichiara il Rettore dell’Università degli Studi d’Annunzio di Chieti-Pescara, prof. Sergio Caputi – in cui l’università ha un ruolo centrale mediante la ricerca, le attività della RUS, terza missione e la didattica per formare nuove professionalità e sensibilità».

 

I cambiamenti climatici, in base all’ultimo rapporto IPCC dello scorso agosto, sono inequivocabili e senza precedenti in migliaia di anni. Alcuni di essi, in atto, saranno irreversibili per i prossimi secoli. È ulteriormente confermato il chiaro ruolo delle attività umane in molti dei mutamenti osservati del clima. Secondo l’ultima analisi sullo stato del clima del Bulletin of the American Meteorological Society ogni anno vengono registrati nuovi record: il 2020 è stato fra i tre anni più caldi da metà 1800, i ghiacciai, attraverso la criosfera globale, hanno perso massa per il 33° anno consecutivo e le temperature del permafrost hanno raggiunto livelli record nella quasi totalità dei siti montani. L’involontario esperimento globale di riduzione delle emissioni dei gas clima-alteranti, dovuto al lockdown globale per il COVID, ha dimostrato come anche a fronte di una riduzione temporanea stimata del 6%-7% delle emissioni, le concentrazioni di CO2 in atmosfera non siano diminuite, confermando che la persistenza in atmosfera di questo composto è di molte decine di anni e illustrando quanto la sfida cui è chiamata la società nella lotta ai cambiamenti climatici sia urgente e di vaste proporzioni.

Cambiamenti climatici e perdita di biodiversità in Europa meridionale: le due facce della crisi ecologica. I cambiamenti climatici sono una minaccia dominante per gli ecosistemi, con impatti sulla biodiversità della Terra devastanti e evidenti da decenni, in termini di abbondanza delle specie, distribuzione geografica, rimescolamento delle comunità biologiche, alterazione delle funzioni degli ecosistemi, e in grado di generare feedback negativi anche sulla qualità della vita delle persone. Molte specie terrestri stanno già rispondendo ai cambiamenti climatici, per esempio con spostamenti di comunità vegetali e animali verso zone a maggior elevazione e/o latitudine, e di quelle acquatiche verso aree a maggior profondità. Nello scenario meno inquietante di riscaldamento globale di 1.5 °C al di sopra dell’era preindustriale, si prevede che il 6% degli insetti, l’8% delle piante e il 4% dei vertebrati perderanno oltre la metà della loro area geografica determinata climaticamente. Inoltre, la velocità di adattamento di piante e animali è limitata. Secondo il Millennium Ecosystem Assessment, l’ecosistema mondiale è cambiato più rapidamente nella seconda metà del XX secolo che in qualsiasi altro intervallo della storia umana: negli ultimi cento anni, gli esseri umani hanno indirettamente aumentato il tasso di estinzione delle specie fino a 1000 volte che nel corso della storia del pianeta.

Rischi ecosistemici per l’Europa mediterranea e l’Italia. Come conseguenza dei cambiamenti climatici si prevede che la fornitura di servizi ecosistemici nell’Europa meridionale diminuirà in tutte le categorie di servizi: produzione alimentare, di bestiame, di fibre, di bioenergia, di pesce. I mutamenti osservati nelle comunità vegetali nelle regioni montuose europee mostrano uno spostamento degli areali di specie ad altitudini più elevate con conseguente aumento della ricchezza di specie nelle regioni montane boreali-temperate e diminuzione nelle regioni montuose mediterranee. Nell’Europa meridionale si verificherà una consistente riduzione della diversità di piante, uccelli e mammiferi e si prevedono aumenti nelle regioni ad alta latitudine. Tuttavia, le perdite non saranno compensate dai guadagni e si osserverà una tendenza verso l’omogeneizzazione in tutto il continente. Si prevedono ampie contrazioni, dovute ai cambiamenti climatici, dell’areale per diverse popolazioni di Pinus cembra e Pinus Sylvestris, mentre per le specie arboree mediterranee dominanti, come ad esempio il leccio, si prevede una sostanziale espansione dell’areale. Ad esempio, la produzione di vino, che fornisce un importante contributo all’identità culturale, in Europa rappresenta oltre il 60% del totale globale, con l’Italia maggior produttore europeo. Oltre agli impatti sulla resa della vite, si prevede che temperature più elevate influenzeranno anche la qualità del vino in alcune regioni e varietà di uva. In Italia i cambiamenti futuri previsti potrebbero delimitare nuove aree potenziali per la viticoltura con necessità di spostamento dei vigneti oltre i loro confini tradizionali, con impatti sulla percezione della qualità del vino che influenzano fortemente i prezzi.

Le implicazioni socio-economiche.
Gli impatti diretti e indiretti sia dei rischi climatici che di quelli associati a mitigazione e adattamento naturalmente crescono di importanza al crescere delle temperature, anche più che proporzionalmente. Si prevede che i cambiamenti climatici ostacoleranno l’attività economica nell’Europa meridionale più che in altre regioni, aumentando le disparità regionali. L’Europa meridionale è particolarmente vulnerabile, in quanto molti settori economici fondamentali, come turismo, agricoltura e silvicoltura, sono direttamente esposti al rischio meteo-climatico soprattutto nelle aree con ecosistemi più fragili e minori opzioni di adattamento, come nelle comunità di alta montagna o costiere. I costi dell’aumento di frequenza e intensità degli eventi climatici estremi comporteranno notevoli perdite nell’accumulazione di capitale e nella crescita della produttività. Secondo l’ultimo rapporto IPCC, il degrado della biodiversità e l’erosione del suolo hanno importanti conseguenze per la salute pubblica e gli equilibri geopolitici, perché limitano l’accesso a terre fertili creando competizione che potrebbe sfociare in conflitti sociali, minare la stabilità dei prezzi dei generi alimentari primari e limitare l’accesso al cibo alle popolazioni locali. Anche gli estremi climatici interrompono la produzione alimentare e l’approvvigionamento idrico, danneggiano le colture, le infrastrutture e le reti di trasporto e contribuiscono a ridurre la qualità dell’aria, con pesanti conseguenze per la salute umana e la buona qualità della vita. Infine, è ormai noto che gli impatti socio-economici prodotti dal cambiamento climatico sono distribuiti in modo disuguale: gli effetti negativi sono infatti maggiormente avvertiti dai gruppi di popolazione più fragili e vulnerabili. Questo genera enormi problemi di “giustizia ambientale” che devono essere considerati nelle misure di adattamento.

Il Calderone e gli altri ghiacciai italiani, simbolo di una catastrofe annunciata? I ghiacciai sono un indicatore sensibile e ben visibile del cambiamento climatico. Indipendentemente da altitudine o latitudine, i ghiacciai si stanno sciogliendo ad un ritmo record dalla metà del XX secolo. Un recente studio globale, pubblicato su Nature e che include oltre 220.000 ghiacciai, dimostra che tra il 2000 e il 2019 i ghiacciai hanno perso in media 267 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno. La perdita di massa glaciale ha subito una forte accelerazione durante l’ultimo periodo: tra il 2000 e il 2004, ogni anno i ghiacciai hanno perso 227 miliardi di tonnellate di ghiaccio, mentre tra il 2015 e il 2019, la massa persa ammonta a 298 miliardi di tonnellate all’anno. In questo periodo, lo scioglimento dei ghiacciai ha causato fino al 21% dell’aumento osservato del livello del mare, circa 0,74 millimetri all’anno. Quasi la metà dell’innalzamento è attribuibile all’espansione termica che l’acqua subisce quando si riscalda, mentre lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide, e i cambiamenti nello stoccaggio dell’acqua dolce in ambienti terrestri rappresentano il restante terzo. Il comitato glaciologico calcola che dalla metà del XIX secolo, in Italia, si è persa il 40% superficie dei ghiacciai. Nell’Italia centrale una vittima illustre è il ghiacciaio del Calderone, la cui percentuale di perdita di superficie è superiore alla media nazionale con il 50% e con ben il 92% di diminuzione del volume dall’era preindustriale. Esso è ormai da considerare un insieme di due glacionevati, ovvero ha perso la sua capacità di plasmare il territorio, perdendo così (per sempre?) il primato di ghiacciaio più a sud d’Europa.

La strategia italiana per lo sviluppo sostenibile: dagli impegni generali alle azioni concrete. La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) è strutturata in cinque aree, corrispondenti alle cosiddette “5P” dello sviluppo sostenibile proposte dall’Agenda 2030 ONU: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership. Riflettono la natura trasversale dell’Agenda 2030 ONU, integrando le tre dimensioni della sostenibilità: ambiente, società ed economia. Per raggiungere gli obiettivi strategici, l’Italia ha individuato una serie di obiettivi da realizzare, con relativi indicatori per misurarne l’impatto nel tempo, ed evidenziare i miglioramenti. Gli obiettivi sono: contrastare la povertà e l’esclusione sociale eliminando i divari territoriali, garantire le condizioni per lo sviluppo del potenziale umano, promuovere la salute e il benessere, arrestare la perdita di biodiversità, garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali, creare comunità e territori resilienti, custodire i paesaggi e i beni culturali, finanziare e promuovere ricerca e innovazione sostenibili, garantire la piena occupazione e formazione di qualità, affermare modelli sostenibili di produzione e consumo, decarbonizzare l’economia, promuovere una società non violenta e inclusiva, eliminare ogni forma di discriminazione, assicurare la legalità e la giustizia. A livello nazionale si è nella fase di organizzazione di conferenze nazionali per lo sviluppo sostenibile per stabilire il metodo di lavoro e la collaborazione interistituzionale, verticale e orizzontale.

È necessario che il nostro Paese, a partire dalla pianificazione strategica energetica e da quella della SNSvS, imprima un’accelerazione agli sforzi concreti per salvare e proteggere il Pianeta e i suoi ecosistemi, a partire dai territori. In considerazione di ciò, le Università organizzatrici dell’evento CLIMBING FOR CLIMATE e il CAI propongono alla RUS di rivolgere alle istituzioni regionali e nazionali l’appello ad adoperarsi affinché il patrimonio territoriale venga preservato e arricchito, attraverso il controllo delle sue dotazioni finite e il riequilibrio dei flussi di risorse rinnovabili. In particolare, si chiede di attuare prioritariamente i seguenti interventi:
1 – individuare analiticamente i rischi per la preservazione del patrimonio territoriale e le opportunità e i benefici della sua tutela e valorizzazione, attraverso valutazioni quantitative integrate e nella prospettiva degli SDGs 2030;
2 – adottare misure, come la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi e l’applicazione della tassazione delle emissioni, in grado di ridurre drasticamente l’impronta ecologica in tutti i settori-chiave: industria, trasporti, turismo, energia, edifici, agricoltura, acque, suolo, ecc.;
3 – individuare e implementare rapidamente misure incentivanti concrete e strumenti finanziari innovativi che il settore pubblico e privato possano impiegare per la protezione, rigenerazione e valorizzazione dell’ecosistema e dei suoi servizi, in chiave sostenibile;
4 – mobilitare investimenti, sostenere cultura, ricerca, tecnologia e innovazione per la conservazione e valorizzazione del patrimonio locale.
Il coinvolgimento della società civile è il fulcro dell’attuazione di tale strategia, per cui alle azioni a indirizzo generale è necessario aggiungere interventi per promuovere consapevolezza ed azioni concrete da parte dei cittadini e delle comunità.