La Coldiretti con “L’Aquila made in Italy” rilancia la prevenzione e la sicurezza alimentare

In occasione della seconda giornata di ieri di “L’Aquila made in Italy: valori e progetti dieci anni dopo il sisma” la Coldiretti ha trasformato la piazza più conosciuta della città in una grande fattoria multifunzionale, una rappresentazione plastica di ciò che vuol dire agricoltura e delle opportunità che dal cibo possono emergere.

 

Dopo i saluti del vicesindaco Raffaele Daniele, del presidente dell’ordine dei medici Maurizio Ortu e della presidente de corso di laurea in medicina e chirurgia dell’Università degli studi dell’Aquila Leila Fabiani, si sono succeduti gli interventi di Cinzia Coduti dell’area ambiente e territorio di Coldiretti, di Giustino Orlando dell’università d’Annunzio e di Romeo Pulsoni, medico e medaglia d’argento alla sanità pubblica che ha rimarcato l’attenzione sulla sacralità del cibo, sulle sue origini e sull’importanza di una alimentazione etica. A seguire, moderati da Francesca De Paulis del Dipartimento di Igiene e sanità pubblica della Asl1, gli interventi di Rosario Trefiletti, presidente di Indagini 3 Centro consumatori e del comandante dei Nas Carabinieri Pescara Domenico Candelli, che ha evidenziato il ruolo e le competenze dei carabinieri Nas quali tutori della salute e il loro impegno sul territorio.

A conclusione, gli interventi di Antonella Di Tonno, responsabile di Coldiretti Donne Impresa Abruzzo, e dell’assessore Emanuele Imprudente. Secondo Coldiretti, sul totale dei 398 allarmi che si sono verificati in Italia nel 2018 solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%). Come se non bastasse, da una indagine effettuata dall’Efsa sugli alimenti venduti in Europa risulta che il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari è pari al 4,7% rispetto alla media Ue dell’1,2% e ad appena lo 0,4% dell’Italia. In altre parole, i prodotti extracomunitari sono 4 volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte in più di quelli Made in Italy come è stato più volte evidenziato nel corso dell’incontro, in cui è stata ribadita l’importanza dell’etichetta di origine anche nell’ottica di una valorizzazione e di un ritorno economico per i territorio di provenienza della materia prima.

In Abruzzo inoltre, dal terremoto del 2009, sono scomparsi oltre 21.500 bovini e 137 mila ovini con una diminuzione rispettiva del 25% per i bovini e del 40% per gli ovini. Insomma, a conti fatti, sono scomparse una mucca su 4 e 4 pecore su dieci. “Portando gli animali in piazza vogliamo rilanciare in modo semplice ma chiaro la fattoria Abruzzo – ha espresso Coldiretti Abruzzo – dove negli ultimi dieci anni sono scomparsi quasi 150mila capi tra bovini e ovini. Un addio che ha riguardato soprattutto la montagna, le aree interne più difficili e le aree del terremoto dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori”.

La giornata di ieri è stata anche una riflessione sul legame tra cibo e salute in occasione del seminario “La filiera della salute: come il cibo migliora la vita”, promossa tra gli altri in collaborazione con l’Ordine dei medici e degli odontoiatri dell’Aquila. Dall’incontro, che ha visto partecipare una folta rappresentanza di studiosi ed esperti che hanno discusso dei benefici del cibo sano sulla salute umana, è emerso un imperativo categorico: la necessità di una etichetta di origine per tutti i prodotti alimentari europei. “Nel 2018 in Italia è scoppiato più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 398 notifiche inviate all’Unione Europea durante l’anno – ha detto Coldiretti – e l’Abruzzo non è immune dai pericoli. Ecco perché bisogna stare attenti e fare attenzione a ciò che mangiamo”.