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L’Aquila, scoperto un falso architetto che intascava contributi pubblici

Ultimo Aggiornamento: domenica, 28 Gennaio 2018 @ 19:01

Scoperto un falso architetto che beneficiava di compensi professionali derivanti da contributi pubblici.

 

Gli uomini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di L’Aquila hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro, di oltre 8 mila euro, emesso dal GIP Mario Cervellino nei confronti di un architetto indagato per esercizio abusivo della professione e per aver percepito indebitamente i relativi compensi costituiti da contributi pubblici.

 

La misura cautelare giunge al termine di indagini delegate dalla Procura della Repubblica di L’Aquila, finalizzate a riscontare la sussistenza dei requisiti legittimanti l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati alla ricostruzione degli immobili danneggiati dal terremoto del 2009.

 

Nell’ambito delle numerose indagini nel settore della ricostruzione “post-sisma”, le Fiamme Gialle effettuano spesso accertamenti anche nei confronti di quelle figure professionali che beneficiano, per le loro prestazioni, di contributi pubblici. Nel caso in questione, al termine di un’analitica ricostruzione dei fatti, gli investigatori hanno accertato che un architetto, D.P.G. di 73 anni, al fine di ottenere il ruolo di collaudatore nella riparazione degli immobili danneggiati dal sisma del 2009, aveva falsamente attestato di essere in possesso di tutti i previsti requisiti professionali e delle competenze abilitanti per l’incarico.

 

Le indagini svolte rivelavano infatti che il citato professionista, già prima dell’assunzione del citato incarico, era stato sospeso a tempo indeterminato con provvedimento di natura disciplinare dall’Albo degli architetti, paesaggisti e conservatori: lo stesso, quindi, aveva assunto il ruolo di collaudatore e percepito i relativi compensi, costituiti da contributi pubblici, sulla base di false dichiarazioni.

 

Tale condotta, integrando gli estremi del reato di cui agli artt. 348 (esercizio abusivo della professione) e 316 ter (indebita percezione di erogazione a danno dello Stato) del codice penale, portava all’esecuzione da parte dei finanzieri del provvedimento di sequestro nei confronti dell’indagato della somma pari ai compensi indebitamente percepiti, ammontanti a oltre 8 mila euro.

 

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