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L’Aquila si interroga su a chi intitolare lo Stadio Gran Sasso di Acquasanta

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Ottobre 2017 @ 6:53

L’Aquila. Il prossimo 3 ottobre ricorreranno 79 anni dal disastro ferroviario di Contigliano, paese a una decina di chilometri da Rieti. In quella mattina di sabato del 1936, alle 9:44, la “littorina” proveniente dalla stazione di Aquila e diretta a Terni si scontrò frontalmente, sull’unico binario di marcia, col treno postale proveniente dal capoluogo umbro. Una tragedia. 8 i morti e quasi tutti i passeggeri della littorina, una trentina, gravemente feriti.

Su quel treno per Terni viaggiava la squadra di calcio A.S. Aquila, allora militante nel campionato nazionale cadetto, che si stava recando a Verona per la partita dell’indomani. Coinvolti nel disastro 15 giocatori (Sain, Viganò, La Roma, Testoni, Rossi, Martini, Moretti, Corsarini, Angiolini, Battioni, Bon, Rossini, Gravisi, Pastorelli, Lessi), l’allenatore, il massaggiatore e due dirigenti accompagnatori dell’A.S. Aquila.

Nel terribile scontro tra i due convogli perse la vita l’allenatore rossoblù Attilio Buratti, mentre Marino Bon – attaccante, tre campionati in serie B con i colori dell’Aquila, 61 partite giocate e 18 reti segnate -, persi i sensi nel violento impatto, fu dichiarato in un primo momento deceduto e accantonato tra i morti. Fu salvato dall’avvocato Gino Colella. Ricoverato in ospedale, Bon riuscì a riprendersi dal grave trauma.

Tutti gli atleti riportarono pesanti conseguenze fisiche e la gran parte di loro non fu più in condizione di giocare. Per fortuita contingenza, si salvarono solo due giocatori squalificati rimasti a casa e il portiere Stornelli che, svegliatosi in ritardo, non era riuscito a prendere il treno.

Questa premessa storica, sebbene incompleta, stimolata dall’imminente ricorrenza anniversaria della tragedia ferroviaria di Contigliano, appare opportuna per richiamare l’epopea calcistica della squadra cittadina che ha vestito dal 1927 i colori aquilani.

Lo è ancor più alla luce dell’intenzione dell’Amministrazione comunale di dedicare lo stadio Gran Sasso di Acquasanta, quasi pronto dopo 20 anni di lavori, a personalità del mondo calcistico, per la quale ragione ha promosso anche una specie di sondaggio dal quale attingere proposte.

Alla quale iniziativa si è poi aggiunto un dibattito sulla stampa, sulle proposte fin qui emerse: Italo Acconcia e Guido Attardi. Entrambe proposte assai rispettabili, anche se le valutazioni non possono disconoscere il livello dei valori. Ecco dunque il senso di questo intervento su di un tratto di storia civica e calcistica. E su Marino Bon, che di quegli anni d’oro del calcio aquilano – mai ripetutisi fino ad oggi – è stato il massimo interprete.

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