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Chieti, revoca carica vicesindaco: Di Primio replica a Di Paolo

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Ottobre 2017 @ 23:35

giunta_di_primioChieti. All’indomani delle dichiarazioni dell’ex vicesindaco di Chieti, Bruno Di Paolo a proposito della sue revoca, non si è fatta attendere la risposta del primo cittadino del capoluogo teatino, Umberto Di Primio.

“Bruno Di Paolo aveva chiamato ad un mio assessore dicendo che dovevo stare attento a quello che dicevo – ha detto Di Primio – nessuno si può permettere di farlo perché io dico quello che penso e lo faccio fino in fondo. Io posso parlare tranquillamente e difendere quello che dico in ogni dove. Per quanto riguarda il mio coraggio ad affrontarlo, nessuno ha avuto la lettera che gli ho scritto prima di lui. Avevo detto che avevo intenzione di toglierli la delega di vicesindaco perché quella di vicesindaco è una carica che, al di la degli accordi elettorali che io ho rispettato, si basa sulla fiducia, fiducia che è venuta a mancare. Nessuno aveva pensato alle sue dichiarazioni perché erano chiaramente populistiche. Perché uno che prende 105 mila euro l’anno non fa una donazione? La beneficenza non si fa sui giornali e non la si fa per prendere i voti, ma per entrare nel regno dei cieli. Non l’ho cacciato perché si è ridotto lo stipendio del 50%, ma perché ha messo in imbarazzo tutta la giunta. Io ho praticato diversi sport ed ho sempre pensato che si vince in 11 e si perde in 11. Quando gli ho tolto l’incarico al personale, gli avevo già detto che non poteva mettere in imbarazzo l’amministrazione e che non poteva fare uscite politiche che spettano a me. Lo avrei dovuto cacciare prima, aveva fatto saltare dei bandi di concorso e non avevamo nemmeno la possibilità di fare nuove assunzioni date le norme restrittive che erano state introdotte nel frattempo. Lo avrei dovuto cacciare quando ha offeso i dipendenti comunali dicendo che sono dei ‘fannulloni’. Aveva anche detto che avrei dovuto fare a meno di cinque dirigenti, però non aveva fatto i nomi né dei dipendenti ‘fannulloni’ né dei dirigenti che avrei dovuto fare a meno. La mia azione non è del contrasto, ma del costante colloquio. Lo avrei dovuto cacciare quando ha fatto degli accordi elettorali con partiti di centrosinistra. Il suo non è un partito, è un’associazione di persone che hanno deciso di fare politica, ma non va confusa la politica con la ‘p’ maiuscola con il populismo. La fortuna ha voluto che c’erano delle persone che lavoravano con lui in Regione che vincessero un concorso a tempo indeterminato al Comune e a queste persone gli avevo chiesto di fargli dare una collocazione diversa. Lo dovevo cacciare quando ha attaccato dei dirigenti della Teateservizi ed indirettamente il suo collega assessore D’Ingiullo. Lui non può difendere l’indifendibile perché non sa nulla dell’amministrazione e non ha dato un’idea, una soluzione ai vari problemi. Lo avrei dovuto cacciare per la totale mancanza di contributo verso questa amministrazione, non è stato al mio fianco né per la situazione della Burgo, né per la situazione della Sixty. Lo avrei dovuto cacciare ogni giorno che ha passato sotto i portici a parlare con la gente senza amministrare facendo promesse non mantenute. Quando c’era stata l’emergenza neve, aveva fatto un’uscita in televisione facendo uscire gli arbitri per spalare piazza Malta. Lo avrei dovuto cacciare per l’insipienza nel suo passaggio a questa amministrazione. Lo ringrazio per aver contribuito alla mia vittoria alle elezioni, ma quando si è chiamati ad amministrare, si deve amministrare e non fare propaganda sotto i portici. Quando si fa politica si deve stare alle regole, ci si confronta, ci si scontra e si cerca di risolvere i problemi e non affrancandosi le responsabilità. Non si deve ledere la dignità di chi lavora con il populismo. Il 50% è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma non per il 50%. Chi vuole fare beneficenza la fa in silenzio e non per i voti. Odio il populismo fatto sulla gente che ha bisogno. Lui ha detto che soffro la sua ombra, per fare ombra ci vuole un qualcosa di più grande, un pigmeo non può fare ombra ad un vatusso. Vorrei fare una difesa alla mia dignità: noi non ci siamo mai permessi di dire che è un insipiente amministratore, lui invece ci ha offesi, offendendo così 22 mila persone che hanno deciso di farsi amministrare da me. Io sono il sindaco che parla con la gente ogni giorno e non gli volge le spalle. Credo di non dover restituire ai cittadini nemmeno un centesimo perché penso di aver fatto, azzeccando o sbagliando, quello che doveva fare un amministratore pubblico, questo l’ho fatto non per me. Le presenze in Consiglio Regionale non sono un merito ma un dovere per il quale spetta anche il gettone di presenza. Alla fine del mio mandato, se non farò nuovamente il sindaco, tornerò a casa e potrò salutare tutti quanti in quella striscia bianca che sta in mezzo al corso. Prima di puntare il dito verso gli altri, bisogna guardare ciò che si è fatto nella vita. Verso la fine della prossima settimana farò una serie di consultazioni per vedere chi sarà il nuovo vicesindaco. Vogliamo dire all’opposizione – ha concluso il sindaco di Chieti – che non c’è nessun litigio perché mai come in questa settimana c’è stata una compattezza da parte della maggioranza”.

Francesco Rapino

 


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