Cinghiali in provincia di Chieti, la proposta di Fagnilli

Ultimo Aggiornamento: sabato, 4 Novembre 2017 @ 14:48

palmerino_fagnilliChieti. Per affrontare la questione dell’ipertrofia degli ungulati e faunistica, più in generale, nel territorio della Provincia di Chieti, il gruppo dell’Italia dei Valori propone, in Commissione Agricoltura, Caccia e Zone Interne, l’impiego sinergico delle risorse finanziarie degli Enti competenti per promuovere le colture a perdere.

In tal senso sulla vicenda della eccessiva presenza dei cinghiali sul territorio della Provincia di Chieti interviene il consigliere provinciale dell’Idv Palmerino Fagnilli: “È evidente che vi sia un problema di governance delle Riserve, Aree Protette e Parchi nazionali, ma esso ha poco o nulla a che fare con la ipertrofica presenza dei cinghiali sul nostro territorio provinciale. Causa semmai sono stati i ripopolamenti dei cinghiali, fatti a suon di bei soldoni, da parte degli Enti preposti. Infatti nella reintroduzione dei cinghiale non è stato usato il cinghiale locale, bensì un altro ceppo, molto più prolifico. Gli effetti non sono tardati a farsi sentire poiché combinati con altri fattori socio-culturali dell’attuale fase storica del nostro territorio. La reintroduzione di un ceppo particolarmente prolifico e vorace di cinghiale, la creazione di Riserve naturali e Parchi nazionali e comunque di Aree protette, ma soprattutto fattori come lo spopolamento delle Zone Interne, che hanno visto, tra l’altro, scemare la lavorazione della terra, quindi il depauperamento del territorio, quindi con la scarsità delle risorse per la popolazione umana e faunistica che quindi si è spinta altrove, dove, per l’appunto trovava elementi di sostentamento, e cioè verso la costa. Quindi perché tanta meraviglia?! Da qui bisogna partire per affrontare e risolvere il problema. È vero che c’è un problema di governance delle Riserve, Parchi e Aree protette ed è altrettanto vero che va affrontato e risolto al più presto, ma è altrettanto vero che è necessario affrontarlo in relazione alla complessità dei fattori socio-economici che attanagliano il nostro territorio. Per esempio tema principe sono le risorse finanziarie per migliaia di euro destinare a ciò di Provincia, ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) e Aree Protette che pure ci sono e che vengono impiegate male o addirittura non impiegate. Tenendo ben presente la politica complessiva e di contesto del settore si potrebbe partire da mettere insieme le risorse finanziarie di tutti gli Enti Competenti per promuovere le ‘colture aperdere’ all’interno dei confini delle Aree Protette affidandone la lavorazione ai coltivatori locali e associazioni di cacciatori, non solo per far fronte all’emergenza in se, ma per promuovere una particolare cultura della gestione del territorio. In questo frangente i cinghiali, ma come dimenticare la specificità di alcuni volati, o i lupi, o i caprioli ed altre specie presenti ‘ubiquitariamente’ sul nostro territorio provinciale?! Le colture a perdere essendo quelle piantate appositamente, non per il raccolto in se, ma per sfamare la fauna, potrebbero permettere un coinvolgimento degli attori sociali locali che integrerebbero il proprio reddito, agli animali di trovare cibo, ai soggetti preposti di controllarne l’evoluzione, alla biodiversità di arricchirsi e contrastare la scomparsa delle colture tipiche. Partendo dalla considerazione che diverse migliaia di euro vengono appositamente stanziati, però spesso non utilizzati o diversamente impiegate – ha concluso Fagnilli – si chiede redigere un regolamento in Commissione provinciale per muoversi in questa direzione evitando inutili speculazione, rispetto per tutti e il giusto utilizzo delle risorse a ciò destinate”.