San Giovanni Teatino, prolungamento chiusura scuole e istituzione zona rossa: riflessioni di una cittadina rivolte al sindaco

San Giovanni Teatino. Una cittadina di San Giovanni Teatino, C. M., ha scritto una lettera al sindaco Luciano Marinucci a seguito della decisione di prolungare la chiusura delle scuole e della istituzione di zona rossa del Comune.

Così recita la lettera: “Abito da molti anni nel Comune di San Giovanni Teatino, madre di 2 bambini, lavoratrice dipendente. Vorrei con la presente esporre i miei innumerevoli dubbi e le ormai continue perplessità sui provvedimenti presi in merito alla dichiarazione di zona rossa del Comune.

Mi sento libera di scriverLe come cittadina , allo stesso modo vorrei sentirmi libera di vivere la vita serenamente, senza restrizioni, limitazioni, divieti e ordinanze che sono ormai all’ordine del giorno da un anno a questa parte. Messa da parte la pericolosità della pandemia e la capacità di trasmissione del virus, dei quali non posso esprimermi non essendo medico o virologo o con altre conoscenze specifiche, i miei dubbi e le mie domande sono a seguito delle informazioni che leggo documentandomi.

Oggi, come esattamente un anno fa, ci ritroviamo ad affrontare allo stesso modo una situazione che sembra non aver avuto alcun cambiamento o miglioramento. Vorrei tanto riuscire a comprendere la decisione di chiudere di nuovo tutto, incluse le scuole, ma non ci riesco. Da comune cittadina mi domando: se non ha funzionato per un anno, perché dovrebbe funzionare ora? Anzi, a Novembre scorso, dalla decisione di suddividere le zone in 3 colori avevamo almeno dalla nostra la scuola in presenza fino alla prima media. Invece, scopriamo che anche quel diritto viene tolto, a bambini e ragazzi. Ennesimo diritto costituzionale, quello all’istruzione, che viene meno, come dovrebbe sentirsi un genitore? Per questo ho voluto ripercorrere i passi fatti da prima di diventare zona rossa nell’ultima ordinanza, a ieri, quando ha rilasciato un’intervista in cui commentava e giustificava tali decisioni. Si parla da tanto di screening di massa, un’ottima iniziativa che sicuramente serve a dare una visione realistica della situazione locale attuale, di certo non può essere attuata come misura preventiva. Pertanto continuo a chiedermi perché ultimamente veniamo messi sotto pressione, effettuare i tamponi per poter riaprire le scuole. Non capisco il nesso, le scuole adottano sin da settembre 2020 misure preventive, tutti gli istituti sono stati adeguati con spese economiche, oltre che di tempo, per fa sì che si limitasse la circolazione del virus in ambienti chiusi. E così, i giovani studenti, tutti, dalle scuole elementari in poi, hanno indossato mascherine durante tutto il periodo di permanenza all’interno dell’istituto, si sono seduti a distanza l’uno dall’altro, non hanno potuto fare più attività di gruppo , interagire né con maestri/professori né con i compagni, se non tramite sguardi. Qualunque situazione anomala doveva essere gestita per conto proprio, senza l’appoggio, neanche morale, da parte di chi ti circondava. Una vita scolastica asettica, l’opposto di quella che invece ai bei tempi prima del virus lasciava il bel ricordo per tutta la vita (ahimé, forse questa lascerà più segni negativi).

Poi sopraggiunge la sua affermazione, quella riguardo alle scuole che oggi non sono sicure e che non bastano più le misure preventive, e da qui deduco che le scuole non riapriranno più per quest’anno. Eravamo tutti convinti che le mascherine e le distanze interpersonali fossero misure preventive valide, d’altronde abbiamo avuto un numero limitatissimo di casi positivi sintomatici tra alunni e personale docente da settembre a due settimane fa, non credo di sbagliarmi.

Si dice spesso che i bambini sono i primi ad adattarsi a situazioni nuove in modo corretto e coerente ed hanno dimostrato proprio questo, si sono attenuti alle regole in modo encomiabile, possono garantire per loro i docenti.

Pertanto, non so quale altra soluzione valida possa essere adottata da qui a giugno, ma so che si tratta di un virus e con l’arrivo della primavera, visto anche l’anno scorso, i casi inizieranno a diminuire, ma sarà troppo tardi per far recuperare la scuola ai nostri figli. Sarà d’accordo con me che, ad oggi, la DAD non è una forma garantita e valida di insegnamento, studio e apprendimento . Esistono molte lacune e i bambini, anche i più piccoli, con il passare dei giorni diventano sempre più svogliati e demotivati, glielo dico per esperienza personale, esperienza ampia perché raccoglie molte testimonianze. Durante l’intervista parla di una ‘situazione grave di contagiosità tra la fascia scolastica’ ,quando poi nel Comune asserisce che ci sono 238 positivi totali. Tanto è alta la percentuale degli studenti partecipanti allo screening, il 30,40%, quanto è bassa (fortunatamente) la percentuale di positivi sull’intero territorio, 1,6%. L’atto di responsabilità che Lei richiede da parte di tutti per scongiurare il Covid (a mio parere missione impossibile, se dopo un anno non si è ancora riusciti), e che consente di tutelare la comunità, decade al momento in cui viene effettuato il tampone stesso , la cui validità è istantanea e che a seguito di esito negativo , ad esempio, potrebbe non esserlo più nelle ore successive. Però, vista la Sua insistenza, mi verrebbe spontaneo chiederLe almeno di garantire l’apertura della scuola fino a giugno, se tutti i 1600 studenti si sottoponessero a tampone, ma temo sarà impossibile ottenere tale promessa.

Credevo che lo scopo dello screening e della ricerca dell’asintomatico ( che non costituisce indice RT) fosse quello di isolare la persona coinvolta, al contrario, siamo stati tutti sottoposti a restrizioni ulteriori, senza distinzioni. Penso proprio che questo abbia scoraggiato molte persone dall’effettuare il tampone, anche a seguito di tanti discorsi che ho avuto con amici e conoscenti . Vige la paura, la preoccupazione, la depressione, non più rivolte al virus, ma all’adozione dei provvedimenti locali, alla facilità (mi permetta il termine) con cui vengono chiuse le attività, i parchi, le scuole, con cui vengono imposte limitazioni alla propria libertà personale e alla libertà di poter visitare i propri familiari se residenti in un altro Comune, figuriamoci in un’altra Regione, di poter far fare una vita normale ai bambini e ai ragazzi, quella vita fatta di giochi all’aperto, condivisione di momenti con amici, uscite in compagnia. Poteva essere un sacrificio da fare per periodi limitati, brevi, ma oggi, dopo un anno, inizia a sorgere il dubbio sulle misure che si continuano ad adottare, ci si sente stanchi di essere succubi, di adattarci a situazioni scomode senza poter reagire o proferire parola.

Aggiungo un’altra necessità che hanno le famiglie, cui Lei onestamente non ha mai accennato, ossia un sostegno pratico ed economico, da quando ha deciso di chiudere le scuole. Tantissimi stanno affrontando sacrifici di tempo, decurtazioni di stipendi e problemi organizzativi per permettere ai propri figli di poter frequentare la didattica a distanza, a partire da chi ha un figlio, a coloro che hanno prole più numerosa. Immagini come si debbano sentire tutti, ogni fine settimana, quando annuncia di rimandare la riapertura di altre settimane. Oltretutto , inizia a farsi sempre più insistente la notizia che proseguirà la chiusura anche durante il mese di marzo.

Mi auguro si sbaglino, mi auguro di vederLa di nuovo in televisione a breve per stupirci con notizie positive , sui contagi e sul colore di zona diverso dal rosso che ci consente di vivere dignitosamente e liberamente la nostra vita.

Se non fosse cosi, La prego di prendere in considerazione le mie osservazioni e anche qualche mia richiesta, che già so esserLe non del tutto ignote.

So anche che le Ordinanze non le ha scritte di suo pugno, infatti questa mia lettera è inviata per conoscenza anche al Prefetto di Chieti, ma mi rivolgo direttamente a Lei perché la sento più vicino, rappresenta i suoi concittadini e può dar voce anche alle opinioni divergenti”.