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Lanciano, visita del Prefetto di Chieti in ospedale ai feriti della rapina in villa

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 27 Settembre 2018 @ 19:21

Lanciano. Ieri mattina il Prefetto di Chieti, Antonio Corona, ha fatto visita a Carlo Martelli e Niva Bazzan, ancora ricoverati in ospedale a Lanciano dopo la brutale aggressione a scopo di rapina subita nella loro villa all’alba di domenica scorsa. Era accompagnato dal direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco, dal direttore della Chirurgia, Lorenzo Mazzola, dal sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, e dal presidente del Consiglio comunale, Leo Marongiu.

 L’incontro, già concordato nella giornata di ieri, è avvenuto proprio nel momento in cui in città si era sparsa la notizia dell’arresto di alcuni componenti della banda, accolta da Martelli con sollievo: «Mi sento davvero confortato da questa svolta nelle indagini, giunta così rapidamente – ha detto il chirurgo in pensione -. Sarò più sereno anche nel rientrare a casa, dove non vedo l’ora di tornare recuperando la mia vita normale e la dimensione di riservatezza che da sempre la caratterizza. Ho reso testimonianza anche attraverso i media di quanto ho vissuto perché lo ritenevo un dovere di cittadino, ma ora è tempo che i riflettori non siano più accesi su di me».

 Il Prefetto ha avuto parole di accorata solidarietà per l’accaduto, sottolineando la gravità delle azioni commesse dai malviventi: “La vicenda che vi ha visto coinvolti è stata un duro colpo per tutti noi – ha commentato Corona – impressionati anche dal livello spropositato di violenza che è stata usata su di voi. L’invito per il futuro è a ritrovare al più presto la serenità e ad attivare sistemi di sicurezza passivi che aiutano a proteggere le casa”.

 Il Prefetto ha poi fatto visita a Niva Bazzan, esprimendole la sua partecipazione umana, ancora prima che istituzionale, alla vicenda. La donna ha riferito che qualcuno le ha chiesto se fosse disposta a perdonare: “Io li perdono – ha confidato – perché questo mi aiuterà a recuperare serenità, ma lo Stato non li deve perdonare”.

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