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Chieti, protesta dei cittadini del Tricalle dopo il restauro alla ex chiesa di Santa Maria

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Ultimo Aggiornamento: lunedì, 6 Settembre 2021 @ 16:34

Chieti. Al Tricalle protestano i cittadini per gli scempi provocati alla ex chiesa di S. Maria da un recente restauro, l’ennesimo, messo in atto dalla locale Sovrintendenza archeologica e ai beni culturali. Da un giorno all’altro è stata distrutta la fontana situata davanti al tempietto paleocristiano, che ogni giorno allietava coi suoi magici e cristallini suoni – quello dell’acqua che scorreva e il gracidare delle rane – e che costituiva un asilo non solo per le rane ma anche per gli uccelli della zona. Un piccolo mondo di bellezza, come lo avrebbe chiamato Tonino Guerra, il poeta e sceneggiatore chiamato in causa da Massimo Pamio, uno dei residenti che hanno spontaneamente iniziato a raccogliere le firme per una petizione popolare che sarà inoltrata al Sindaco di Chieti affìnché intervenga presso la Sovrintendenza per richiedere il ripristino della fontana fatta realizzare da Don Gaetano Di Sipio, sacerdote negli anni dal 1963 al 1969 della parrocchia di S. Maria del Tricalle, allora luogo sacro in cui si svolgevano le funzioni della S. Messa. La fontana costituiva anche un pezzo della memoria storica del Tricalle. Alcuni cittadini, i signori Guido Di Muzio, Massimo Di Credico e Davide Laudadio ci hanno raccontato quando nella giovinezza si recavano al fiume Pescara per pescare pesci che poi liberavano nella fontana, dove giocavano anche le bambine, come la signora Mariagrazia Del Monaco, che si rammarica che la ex chiesa sia stata sconsacrata.

Un forsennato sviluppo urbanistico ha completamente snaturato il significato centrale e dominante del tempietto di Santa Maria del Tricalle, che, affossato tra edifici moderni costruiti a ridosso, ora si pretende, da parte della Sovrintendenza, di rintegrare per un uso sociale. Elementi vicini alla sensibilità popolare come la fontana e il mosaico religioso sono stati distrutti per essere sostituti con elementi di arredo urbano incomprensibili alla popolazione residente che li paragona a un cimitero di tombe di travertino. Il biancore della scivolosa superficie di questa pietra aliena all’architettura locale, appare qui più come la marcatura di un territorio da parte di un intellettuale lontanissimo proprio da quel gusto che sarebbe necessario assecondare affinché la popolazione possa riappropriarsi di un elemento identitario del luogo. Inoltre, la grande fontana che funge da rotatoria nello storico trivio, è vuota e la fontanella che serviva a dissetare i passanti è chiusa da due anni. Poco più in là, la fonte storica detta la “fontiuccia” è stata completamente abbandonata. Giuseppina Verdoliva e Nadia Mantini, abitanti del Tricalle si chiedono: -Vogliamo continuare a distruggere tutto ciò che appartiene al nostro passato ma anche al nostro presente? Se la fontanina fosse stata distrutta da dei ragazzi ubriachi sarebbe stato considerato un atto vandalico e sarebbero intervenuti la Polizia e i l’Arma dei Carabinieri. Noi ci rivolgiamo al Sindaco che con la sua sensibilità speriamo riesca a fare giustizia. Rivogliamo la fontana-.

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