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Chieti, al via la seconda fase dell’irrorazione. WWF: ‘Disinfestazioni anti-zanzare inutili e pericolose’

Ultimo Aggiornamento: domenica, 26 Giugno 2022 @ 1:01

Molti studi dimostrano come la contaminazione degli ecosistemi abbia ridotto le popolazioni dei predatori col paradossale risultato di una crescente presenza di zanzare e altri parassiti

Chieti. A partire dalla notte tra domenica 26 e lunedì 27 e sino a giovedì, 30 a tappe nelle varie zone, sarà effettuato a Chieti il secondo intervento annuale di disinfestazione con il dichiarato obiettivo di ridurre il numero delle zanzare adulte. Analoghe procedure vengono attuate durante i mesi estivi in numerosi altri centri urbani, grandi e piccoli, ovunque nel territorio. Azioni che sono però inutili, controproducenti, inquinanti e costose: non siamo noi a dirlo ma uno studio, uno dei tanti oggi a disposizione di chiunque voglia agire nell’interesse dei cittadini e dell’ambiente, pubblicato nel 2014 che ha come prima firma quella del prof. Roberto Ronchetti, già docente di Pediatria dell’Università La Sapienza di Roma nonché esponente di ISDE Italia, Medici per l’Ambiente. Nel testo si spiega che “Esistono persone che sono preferenzialmente bersaglio dell’attività dell’insetto ma, proprio per questo, saranno sempre punte se non si ottiene lo sterminio totale (traguardo, aggiungiamo noi, ovviamente impossibile da raggiungere). Risulta peraltro da diligenti indagini compiute in Romagna (nel 2014) che in piena stagione, in media, una persona riceve giornalmente una puntura di zanzara. Sarebbe impossibile, anche se lo volessimo, evitare questa fastidiosa puntura giornaliera. Ma è proprio quello che molti si aspettano dalle autorità pubbliche, non tenendo conto dell’elevato prezzo in termini di contaminazione dell’ambiente e di possibili conseguenze sanitarie. In termini puramente economici, si può stimare che la spesa complessiva per la lotta alle zanzare sia assai rilevante: questo può spiegare l’interesse di alcuni a che la disinfestazione sia attivamente praticata nel nostro paese. La disinfestazione è pertanto una procedura che non evita il fastidio ed è molto costosa”. I danni per l’ambiente sono inoltre rilevanti, particolarmente in Italia che “da sola consuma oltre il 50% di tutti gli insetticidi impiegati in Europa”. E ci sono pericoli anche per l’uomo: non a caso il Comune di Chieti, nell’annunciare il suo piano anti-zanzare raccomanda di evitare “di tenere porte e finestre aperte, nonché prodotti alimentari, panni, giocattoli, ecc., su balconi, davanzali o giardini”, anche se cerca di rassicurarci parlando di prodotti “a bassissima tossicità”, ma comunque certamente non innocui.

Occorre porre subito un freno a questa pratica inutile e dannosa. Serve a ben poco irrorare insetticidi in atmosfera perché in questo modo si limita (forse) il numero degli insetti adulti ma solo per un breve periodo. Peraltro la specie prevalente è ormai la zanzara tigre Aedes albopictus, le cui femmine pungono soprattutto di giorno e durante la notte si rifugiano sotto le foglie, dove facilmente sfuggono ai prodotti chimici usati, nient’affatto selettivi e che uccidono anche insetti utili.

Per contrastare la diffusione l’unica arma efficace è la prevenzione. Bisogna evitare il proliferare delle larve intervenendo sulle raccolte d’acqua (i sottovasi ad esempio o altri recipienti abbandonati. Sarebbe quanto mai opportuno che le amministrazioni comunali, invece di sprecare denaro con le inutili irrorazioni, si impegnino in campagne di informazione sui comportamenti utili a prevenire la proliferazione delle zanzare.

Con gli insetticidi diffusi in atmosfera rischiamo invece di far danno ai cittadini, facciamo certamente danno all’ambiente e con quali risultati? Uno studio pubblicato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel 2015, firmato da professori universitari di vari atenei italiani e da qualificati ricercatori, esaminando gli “Impatti sugli ecosistemi e sugli esseri viventi delle sostanze sintetiche utilizzate nella profilassi anti-zanzara”, è giunto a una sconcertante conclusione: “La diffusione di grandi quantitativi di sostanze chimiche di sintesi e la conseguente contaminazione degli ecosistemi ha ridotto drasticamente le popolazioni dei predatori delle zanzare stesse (pipistrelli, uccelli insettivori, libellule, gechi) col paradossale risultato di una sempre maggiore presenza di zanzare e altri fastidiosi parassiti”. Davvero vale la pena di continuare ciecamente a determinare danni sperperando per giunta quantità non indifferenti di denaro pubblico?

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