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Chieti, la Cna grida ‘basta’ ai grandi centri commerciali

Ultimo Aggiornamento: venerdì, 3 Novembre 2017 @ 16:05

Chieti. “Basta con i nuovi grandi insediamenti commerciali. Non si possono invocare misure per la rinascita dei centri storici e delle attività commerciali e artigianali che contengono e nello stesso tempo autorizzare nuovi maxi insediamenti che ne certificherebbero la morte”.

E’ quanto sostiene il direttore della Cna di Chieti, Letizia Scastiglia, in relazione all’annunciata concessione di due nuove autorizzazioni relative a “Megalò 2” e “Megalò 3” che, se portate a termine, consentirebbero l’apertura, nell’area dello Scalo di altre strutture gemelle accanto al colosso della grande distribuzione già esistente.

“I dati – attacca Scastiglia – sono chiarissimi: in Abruzzo, secondo uno studio del 2011 realizzato da Ac Nielsen, Mse ed Istat, ci sono 297,1 metri quadrati di superficie della grande distribuzione ogni mille abitanti. Tutto ciò a fronte di una media nazionale di 279,5. In grandi regioni, come la Toscana, la media è di 221 metri quadrati; nel Lazio di 262; in Emilia Romagna di 268. L’Abruzzo ha più metri quadrati perfino della Lombardia, ferma a 294. Ciò vuol dire che da noi la presenza della grande distribuzione è già debordante, sovradimensionata e fuori misura e che non si vede ragione alcuna per accrescere ancora di più numeri che definirei ‘mostruosi’. Oltretutto – osserva ancora Scastiglia – se questa è la media regionale, è facile intuire come nell’area Chieti-Pescara, che è quella più infrastrutturata anche da questo punto di vista, le cifre divengano enormi”.

Critica la direttrice della Cna di Chieti lo è infine su due altri aspetti. Il primo è legato strettamente alle perplessità espresse dal mondo ambientalista: “Si tratta di aree, quelle previste per i nuovi insediamenti, a documentato rischio in caso di alluvioni, e già a novembre scorso se ne ebbe un assaggio”. Il secondo alla politica degli amministratori locali: “A Chieti, un mese fa, centinaia di piccoli esercenti, guidati dalle associazioni d’impresa, hanno restituito simbolicamente le chiavi delle loro attività al Comune. Proclamare la necessità di riqualificare i centri storici e poi concedere autorizzazioni che li desertificherebbero, non ha senso”.

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