Chieti, Omocausto: mobilitazione degli studenti alla D’Annunzio

Ultimo Aggiornamento: sabato, 4 Novembre 2017 @ 14:22

Chieti. La scorsa mattina, in seguito alla ricorrenza della “giornata della memoria”, all’interno del campus di Chieti è in atto una mobilitazione degli studenti e delle studentesse dell’Università d’Annunzio, riuniti nel collettivo “La Mala Educaciòn”, che si occupa principalmente di diritti Lgtbtqi.

 

“Con striscioni, volantini e centinaia di triangoli rosa da consegnare alla popolazione studentesca – spiegano i rappresentanti del Collettivo La Mala Educaciòn – la mobilitazione vuole ricordare quelle che furono vittime del nazifascismo spesso dimenticate e taciute: le persone omosessuali.Nell’ideologia fascista della sanità morale e fisica, del controllo e dell’ordine dell’individuo, infatti, l’omosessualità diventò ben presto una ‘questione’ da risolvere e l’amore libero da costrizioni sociali e culturali di qualsiasi tipo venne abbassato al rango di oscenità e malcostume. L’Uomo Nuovo evocato dai profeti fascisti è un soggetto assolutamente eterosessuale ed eteronormato, vive e si muove all’interno della famiglia patriarcale, tra virilità ostentata e sottomissione della donna a ruoli tradizionali. Per questo, tra gli atti discriminatori che il nazifascismo praticò contro dissidenti politici, rom, migranti clandestini, ebrei, le persone omosessuali vennero fatte sparire al confino, eliminate dalla circolazione e uccise. In pochi anni i movimenti omosessuali tedeschi e italiani furono colpiti dalla repressione, giungendo nei campi di concentramento e di sterminio. Almeno 15’000 furono le persone omosessuali internate nei lager nazisti, sottoposte a umiliazioni, castrazioni e sperimentazioni perverse da un regime che cercava di distruggere tutto ciò che considerava ‘diverso’, ‘malato’, ‘pericoloso’. Molti dei superstiti, marchiati dal triangolo rosa, preferirono addirittura il silenzio diventando ‘vittime senza voce e giustizia’. Il silenzio serviva e serve ancora oggi per sopravvivere in un mondo in cui, dalla Nigeria, alla Russia, arrivando alla ‘civile’ Europa, identificarsi nell’acronimo Gltbqi vuol dire sentirsi ‘diverso’, ‘malato’, ‘pericoloso’. Ma il loro triangolo rosa è ancora il nostro e vogliamo, ieri come oggi, liberarci dalla discriminazione. Ricordando le vittime omosessuali del nazifascismo, rivendichiamo il nostro orgoglio Lgbtqi, il nostro antirazismo e il nostro antifascismo, contro ogni discriminazione!”.