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Edilizia in provincia di Chieti, i sindacati richiedono un incontro con le istituzioni

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 10:44

ediliziaChieti. Provincia di Chieti e tutti i comuni del territorio Chietino. Sono questi gli enti ai quali è indirizzata una lettera congiunta da parte dei sindacati Filca Cisl, Feneal-Uil e Fillea-Cgil, per richiedere un incontro.

Alla base della richiesta dei tre sindacati, le drammaticità della crisi occupazionale che colpisce il settore delle costruzioni e il blocco che sta interessando tutti i settori produttivi della provincia di Chieti ed in particolare il settore edile. Sono oltre 2000 gli addetti che la Cassa Edile della provincia di Chieti ha perso negli ultimi due anni; 200 le imprese che nello stesso periodo hanno chiuso i battenti; moltissime le maestranze che si trovano a fruire della Cassa Integrazione o della indennità di disoccupazione. Di fronte a tale situazione, i segretari provinciali Gianfranco Reale (Filca Cisl), Lamberto Vespasiano (Fillea Cgil) e Walter Paciocco (Feneal Uil) hanno dichiarato: “Tale situazione aggrava il tessuto sociale della nostra collettività, sull’aspetto occupazionale e soprattutto per un costante aumento del lavoro nero e sommerso, oltre al mancato rispetto delle norme di sicurezza, e al proliferare di forme di lavoro atipiche. Riteniamo che per far fronte a tali drammaticità, sia essenziale intraprendere un confronto con le istituzioni, per adottare le contromisure che possano arginare la crisi e rilanciare il settore”.
Per questi motivi i sindacati hanno anche avanzato la proposta di istituire un tavolo di crisi del settore dell’edilizia ed un osservatorio permanente per lo sviluppo, l’occupazione e la legalità, mettendo le aziende in condizione di essere sempre informate su gare e tempi di appalti e in grado di ricorrere quanto più possibile alla manodopera locale.
“Occorre fare squadra tra le Istituzioni, imprese e sindacati del settore – proseguono i tre segretari – coordinando e finalizzando le risorse utilizzabili, affinché, nel rispetto delle regole, imprese e lavoratori possano trarne benefici. Benefici che passano attraverso una ragionevole coerenza nelle scelte, non per favorire imprese rispetto ad altre, ma per proteggere le imprese serie che faticano a stare sul mercato quando questo è governato da logiche di concorrenza sleale”.

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