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San Marco di Lanciano dichiarata fallita: appello sindacati per i 230 lavoratori

Ultimo Aggiornamento: lunedì, 30 Ottobre 2017 @ 13:26

stab_lanciano1Lanciano. Lo storico gruppo metalmeccanico San Marco di Lanciano, con i suoi 230 dipendenti, è stato dichiarato fallito dal tribunale di Lanciano. Non è stato infatti accettato il concordato preventivo in considerazione della forte esposizione debitoria, per decine di milioni di euro. Da un anno l’azienda era stata ceduta in affitto al gruppo Stola di Torino, altra nota azienda che già possiede lo stabilimento Irma srl nell’area industriale di Atessa. La San Marco aveva 2 stabilimenti nelle aree industriali di Lanciano ed Atessa.

“Il fallimento della San Marco – ha precisato il segretario provinciale Fiom Marco Di Rocco – rappresenta un momento di grande delusione per lo storico settore industriale frentano. Ora chiederemo un incontro urgente alla curatela fallimentare per discutere del futuro della San Marco e della tutela dei lavoratori”.
Il gruppo San Marco apparteneva alla famiglia dello scomparso cavalier Icilio Sideri, già presidente regionale di Confindustria.
L’attività, inizialmente rivolta prettamente alla costruzione e installazione di cassoni ribaltabili per autocarri, si è in seguito estesa a prodotti per la sicurezza stradale e ferroviaria. L’azienda è diventa alla fine degli anni 70 leader nella produzione di respingenti per carri e carrozze ferroviarie.
“Il gruppo Stola, attuale affittuaria dei siti produttivi di Lanciano ed Atessa, deve garantire la conservazione degli attuali livelli occupazionali. Attualmente lavorano in San Marco oltre 200 lavoratori più altrettanti lavoratori delle aziende collegate e fornitori”. Ha aggiunto il segretario provinciale della Cisl, Primiano Biscotti, precisando che “nei prossimi giorni sarà necessario chiarire con la curatela fallimentare e con il gruppo Stola il futuro dei lavoratori che secondo noi deve essere di continuità e massima tutela dei livelli occupazionali in considerazione del fatto che da tempo non si fa più ricorso alla cassa integrazione in quanto gli ordinativi di Sevel e Iveco sono elevati”.

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