Fondovalle Sangro, Commissione Presidenza del Consiglio dà ragione alla SOA

Chieti. La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus ha diritto ad accedere alla dichiarazione di non delocalizzabilità per quella che può essere considerata, visti i costi, una strada di platino. È la Fondovalle Sangro.

‘Vogliono realizzare questa strada in aree talmente a rischio, classificate ufficialmente a rischio molto elevato R4, che l’Autorità di Bacino della Regione Abruzzo, come prevede la legge, ha imposto come prescrizione una dichiarazione di “non delocalizzabilità”. Una dichiarazione, cioè, in cui si certifichi che non sono possibili alternative di tracciato.

Peccato che la stessa ANAS Spa nel 2014 presentò al Comitato V.I.A. della Regione ben 5 alternative di cui una sola a basso rischio, quella che ammodernava il tracciato attuale. Ebbene, tra un percorso a basso rischio e uno a massimo il Comitato V.I.A. della Regione Abruzzo nel 2015 scelse quello a maggior rischio! Motivo addotto dall’ANAS per consigliare al Comitato di scegliere il tracciato più rischioso? Sul percorso attuale, seppur ammodernato, avrebbero dovuto mettere un limite di velocità di 60 km/ora. Peccato che la progettualità su questo tracciato non sia stata elaborata nei dettagli per cui ignoriamo come siano pervenuti a tale conclusione.

Si arriva, così, alla già esorbitante cifra di 120 milioni di euro per soli 5,4 km di strada. E non è finita qui! Nel 2016 la frana sul tracciato prescelto affronta il suo destino naturale: frana.

L’ANAS, invece di tornare a più miti consigli migliorando il tracciato esistente, rilancia sul percorso a forte rischio tirando fuori dal cilindo la “soluzione”: inserisce una galleria di 2,5 km per passare sotto le aree a rischio. Geniale’, dichiara in un nota la Stazione Ornitologica Abruzzese.

‘Arriviamo ai nostri giorni e il tutto va in gara alla modica cifra di 190 milioni di euro, 36 milioni di euro al km, più di un’autostrada, sei volte i costi standard europei per tipologie stradali di questo genere.

Ben 78 milioni di euro sono messi sul piatto dalla Regione Abruzzo nonostante un bilancio che ci dicono non bastare neanche per i servizi sociali o la protezione civile.

La Stazione Ornitologica Abruzzese lo scorso 15 marzo 2017 ha scritto a vari enti chiedendo di avere copia della dichiarazione prescritta facendo notare che comunque sarebbe stato un atto piuttosto improvvido per chi l’avesse firmato vista l’esistenza di più alternative ammessa dallo stesso proponente.

Passano inutilmente 30 giorni di legge per gli accessi agli atti: silenzio generale, la risposta non arriva.

A quel punto la S.O.A. si rivolge al Difensore Civico Regionale, competente per l’Autorità di Bacino Regionale, e alla Commissione di Accesso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che sovrintende le questioni legate alla trasparenza per ANAS, Ministero delle Infrastrutture e Provveditorato alle Opere Pubbliche.

Il Difensore Civico regionale a maggio ci comunica che la richiesta non può andare avanti per una semplice ragione: l’Autorità di Bacino, l’organismo che ha imposto la prescrizione, ha dichiarato di non avere il documento (!).

E lo Stato, cosa fanno gli organi dello Stato? Chi più, chi meno o fa scaricabarile sugli altri enti coinvolti o addirittura cerca di opporsi all’accesso. Da quanto ci pare di capire dalla lettura dei documenti, il Provveditorato alle OO.PP. avrebbe sostenuto che i vari organismi coinvolti non si occupano di ambiente e quindi non sono soggetti alla norme sulla trasparenza in materia ambientale (sic! e non parliamo dei Siti di Interesse Comunitario). Il Ministero delle Infrastrutture avrebbe indicato in ANAS l’unico responsabile. Anas avrebbe cercato di scaricare sull’Autorità di Bacino che lo stesso giorno – l’11 maggio – avrebbe risposto di non avere il documento (!) dando comunque una disponibilità.

Alla fine oggi, dopo 4 mesi, la Commissione di Accesso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deciso che la SOA Onlus aveva ragione individuando in ANAS Spa il soggetto che deve dare seguito alla domanda dell’associazione.

Aspettiamo con trepidazione, siamo proprio curiosi:
a)di sapere se l’atto esiste;
b)di conoscere come possono aver giustificato l’inesistenza di alternative progettuali quando loro stessi le hanno disegnate sulla carta proponendole al Comitato VIA’, conclude la Onlus.

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