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Spending Review: le sorti della sicurezza e della polizia di Stato

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Ultimo Aggiornamento: venerdì, 27 Ottobre 2017 @ 19:01

 

siulpIl concetto di sicurezza, che si presta ad una serie di considerazioni, anche e sopratutto alla luce di quelle che sono le riflessioni in atto sulla revisione della spesa. Riduzione, sopratutto, che investe anche il comparto della sicurezza. Ebbene, le preoccupazioni sono tante. Alcune di queste sono condensate in una lettera che il segretario nazionale del Siulp, Felice Romano, ha inviato a tutti i questori italiani.

 

La lettera

Come rappresentante del Siulp ho il dovere di ispirare a moderazione e

concretezza l’azione dello storico sindacato al quale appartengo, ma mai come in questa

circostanza l’impresa appare ardua. Difficile essere moderati, quando alcuni tecnocrati

offrono lo spettacolo più bieco della propria inconfessabile natura, la bramosia di

potere; difficile essere moderati, quando l’autoritarismo prevale sulla responsabilità di

chi governa e viene usato come una clava per abbattere la democrazia, celandolo sotto

mentite spoglie di un rigore economico ma che, in realtà è finalizzato solo a far passare,

con un blitz, una legge che avrà un impatto dirompente sull’assetto della sicurezza nel

Paese.

Pare che a breve il concetto di Provincia sarà aggiornato e forse superato per

sempre da un apposito provvedimento che porterà all’accorpamento di ben quaranta enti

provinciali sul territorio nazionale. Il tutto per rispondere ad una esigenza di riduzione

della spesa pubblica; una riduzione che, per espressa previsione della medesima norma

esclude il Comparto Sicurezza, i Vigili del Fuoco e il personale della giustizia. Una

norma, quindi che pur ridisegnando la geografia di enti storici quali le province per

comprimere i costi della politica e abbattere la burocrazia superflua, non doveva

minimamente interessare il sistema sicurezza e il suo assetto presidiario nella parte

centrale e fondante del suo essere e della sua efficienza, le Questure. Una legge nata per

tagliare tutte le Province, intese come enti intermedi politici, amministrativi e

burocratici che in sede di approvazione, come spesso accade nel nostro Paese, è uscita

dall’approvazione del Parlamento con la solita soluzione all’italiana; anziché chiuderle

tutte, si è deliberato di chiuderne solo 38 accorpando le funzioni di queste ad altre che,

in relazione ad alcuni parametri che poco hanno a che fare con gli indicatori reali della

sicurezza, assorbono le competenze di quelle che verranno cancellate.

Un manipolo di burocrati, che attualmente occupano alte responsabilità nel

“palazzo”, approfittando di questa norma che induce le amministrazioni a “regolarsi” di

conseguenza per l’adeguamento sul territorio ai nuovi parametri definiti per legge,

hanno elaborato un progetto di riordino che definire demenziale e pericoloso è davvero

generoso.

Difficilmente spiegabile appare da parte istituzionale il blackout informativo in

merito alla questione: quasi tutti i presìdi delle forze di polizia sul territorio nazionale

sono calibrati sul parametro del territorio provinciale e non sull’ente Provincia. Un

riferimento territoriale, che per mera brevità e comodità veniva indicata con il termine

provinciale intendendo però sempre il territorio ricadente in quella terminologia e mai

l’ente politico amministrativo intermedio dell’articolazione periferica dello Stato,

parametro territoriale che esiste da quasi un secolo e che, puntualmente, è stato

valorizzato in quasi tutti i provvedimenti che hanno ridisegnato e rafforzato le

competenze dell’autorità civile di P.S..

Questo manipolo di brontotecnocrati, interessati solo dall’accaparramento del

potere e da una maniacale spinta all’autoconservazione, incuranti del disastro che ciò

comporterebbe per il diritto alla sicurezza dei cittadini e del Paese oltre che per la

dignità di chi sinora ha rappresentato in modo egregio l’Istituzione, pur tra le mille

difficoltà’ dovute ai continui tagli effettuati alle risorse, hanno ritenuto di dover far

entrare nelle pieghe della riduzione dei presidi anche la Polizia di Stato. Ciò per effetto

del dubbio che le Prefetture, essendo state indicate come un nuovo centro di super

poteri, almeno per quelle che resteranno, e pertanto potevano rinunciare al ruolo di

Autorità politica di P.S., potevano essere tagliate, hanno pensato bene di cominciare da

soli ad operare i tagli portandosi dietro le Questure facendo nascere un problema di

ricollocazione sul territorio delle forze di polizia.

Un silenzio davvero assordante ha invece accompagnato questi mesi di dibattito

sul futuro delle Questure, dei Questori e dei presidi di Polizia presenti sul territorio:

l’idea è che non si sia trattato di un caso e oggi ne abbiamo la conferma.

E siccome il sonno della ragione spesso genera mostri anche stavolta qualche

mostriciattolo fa capolino sulla pubblica scena, mascherato nientepopodimeno da

riformatore” della sicurezza, o meglio dei presìdi di sicurezza sul territorio.

Un sindacato di polizia non fa politica, ma neanche un Governo tecnico, se

nomen est omen”, dovrebbe farne.

Oggi facciamo fatica a dare fiducia a questi personaggi e ad altri che continuano

ad assordarci con il loro silenzio e dal tentativo maldestro di rassicurarci asserendo che

tanto non si farà nulla perché il decreto che prevede questi tagli non sarà trasformato in

legge in questa legislatura. Un metodo assai rischioso oltre che inadeguato, quello di

affidarsi al caso o al buon cuore dell’opportunismo politico che potrebbe non approvare

la conversione attesa la campagna elettorale ormai aperta. Noi riteniamo questo

atteggiamento miope e dolosamente irresponsabile: miope perché non è in grado di

produrre un progetto alternativo che salvaguardando il riferimento al territorio ex

provinciale si sganci definitivamente dall’ente provinciale tutelando l’Autorità tecnica di

P.S., il Questore; dolosamente irresponsabile perché è chiaro a tutti che le ipotesi

previste nella bozza di riorganizzazione sono solo pannicelli caldi finalizzati a rinviare

il problema vero, la totale chiusura delle province nella speranza che ad affrontarlo

siano altri.

Ma che ci siamo motivazioni validi per non dare fiducia a nessuno su questo

terreno, così come una regia a voler distorcere la realtà per cercare di far passare questo

blitz devastante sulla sicurezza lo dimostrano, per ultimo le dichiarazioni rese dal

Ministro Cancellieri sabato con le quali si afferma che tra i poliziotti non ci sono

malumori!!

Il SIULP dal Ministro invoca, al più presto, una presa di posizione che fermi

questo blitz mediorientale sul sistema sicurezza avanzato, nel disinteresse generale, da

un gruppo interessatissimo di “superprefetti” alla ricerca anacronistica di potere in un

momento storico in cui i cittadini invocano dallo Stato e dalle Istituzioni soltanto

Certo resterà un mistero il come ed il perché si sia partiti dalla esigenza di

eliminare le Provincia, individuata come centro di spesa e di impasse burocratico, e si

sia arrivati, nell’arco di qualche giorno, a lasciarla in piedi per colpire in maniera

devastante l’unica cosa funzionante nel Paese: la Questura. Colpa, forse dei sedicenti

servitori dello Stato”, sempre più evidenti “fruitori dello Stato”, intenti, come sciacalli

sulla preda, ad accaparrarsi il boccone migliore. Ma di misteri il Paese è pieno, e forse

pure un pò stufo.

In allegato invio lo schema finale di “razionalizzazione” dei presìdi di polizia

formulato da questi autentici geni della burocrazia e finito di arricchire dal nostro

Dipartimento il quale, nella spasmodica ricerca di frenare la destrutturazione del nostro

modello sicurezza basato sulla centralità del Questore quale Autorità tecnica e civile di

P.S., figlia della riforma che ancora oggi dopo trent’anni è valida ed efficace anche se

necessita di qualche adeguamento, ha saputo solo rivendicare che a capo dei presidi che

saranno aperti (da uno ad un massimo di 18 rispetto alle 38 questure che

chiuderanno…?) ci doveva essere un Dirigente superiore!!! Dirigente, aggiungo io, che

dopo essere stato Questore si vedeva retrocedere alla qualifica di Dirigente superiore

con il fondato rischio di doversi confrontare con il suo omologo dell’Arma dei

Carabinieri o della G. Di F. che, per lo stesso effetto potrebbe essere un Tenente o al

massimo un Capitano in quanto, conoscendo queste Amministrazioni Militari

sicuramente trasferiranno i loro Ufficiali superiori in altre articolazioni consone al grado

rivestito dall’attuale Comandante Provinciale. Ovviamente in tutta questa alchimia,

degna di quella peggiore richiamata nella letteratura del medioevo, nessun accenno al

trasferimento di competenze squisitamente amministrativo-burocratiche, quali il rilascio

e rinnovo del permesso di soggiorno o del passaporto, quello delle licenze e tante altre

attività che con la polizia non hanno nulla a che fare, alle nuove super prefetture o ad

altri enti burocratici. Il tutto in barba al principio della spending review che parla di

riduzione dei costi inutili senza diminuire i servizi. Ecco perché se ne sconsiglia la

visione attenta ai deboli di cuore e di stomaco.

Alcune osservazioni mi siano comunque concesse, prima di adire le vie

giudiziarie.

1. Lo schema elaborato dal Ministero dell’Interno “all’insaputa” del Capo della

Polizia e dello stesso Dipartimento della P.S., (e anche questo è un segno triste

dei tempi), trascura completamente ogni aspetto dedicato al risparmio e

all’efficienza, che pure dovrebbe essere la priorità assoluta di un governo

tecnico, e per un verso sistematizza in un unico provvedimento una serie di

competenze già in capo ai prefetti, per altri introduce una serie di funzioni che

fanno della figura del rappresentante dello Stato sul territorio una specie di

Nembo Kid dai mille eterogenei poteri, unicum fra le figure monocratiche del

nostro ordinamento, dimostrazione evidente dei danni recati dai fumetti

americani alle generazioni degli anni cinquanta.

2. Il provvedimento configura, sotto il profilo territoriale, tre modelli

ordinamentali:

a. le città metropolitane, presso le prefetture delle quali è distaccato un prefetto

extra-large, con la curiosa conseguenza della creazione di un ulteriore posto

di funzione nel ruolo dei prefetti, in un provvedimento nato per ridurre la

pubblica spesa e l’eccessiva burocrazia.

b. le province (quelle che rimangono tali e quelle nuove che risultano

dall’accorpamento) alle quali verrà preposto un prefetto medium, tra l’altro già

esistente.

c. i presìdi, ai quali verrà preposto, per la gioia dei più piccoli, un prefetto small,

per specifici ambiti territoriali e costituiti per eccezionali esigenze connesse alla

tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico; tutela (e

quindi responsabilità nel caso in cui le cose andassero storte) riservata ai

Questori, quelli cioè che oggi dirigono con modesto successo la polizia in realtà

quali Roma Napoli e Palermo e tra qualche giorno si troveranno ad affrontare le

delicate problematiche territoriali di Poggibonsi o di Sant’Agata dei Normanni.

Sic transit alternata gloria mundi.

Ma che faranno i prefetti Small? Poca roba, rispetto a quelli Super, ma sempre di

qualità: nell’ambito del territorio di presidio sono autorità di pubblica sicurezza, sono

titolari dei poteri di direzione unitaria e coordinamento delle forze di polizia e sono

legittimati ad adottare tutti i provvedimenti, ivi compresi quelli contingibili ed urgenti

previsti dalla normativa vigente in materia di protezione civile. Sono ovviamente

membri di diritto del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per la definizione

delle pianificazioni concernenti le attività di controllo, della cui coordinata attuazione

sono responsabili esclusivi nello specifico ambito territoriale.

Scompare, in definitiva, la distinzione tra autorità politica e autorità tecnica di

p.s, scompare il Questore, scompare la Questura, scompaiono dalle questure decine di

migliaia di poliziotti, scompaiono 150 anni di storia del nostro Paese e della nostra

democrazia; e rimangono loro, una ventina di perfetti Superprefetti che fanno di tutto e

di più, dalla sicurezza alla lotta alla mafia, dal pronto intervento al soccorso in caso di

calamità naturale, dall’emergenza profughi alla crostata di ciliegie se richiesto, dalla

protezione civile alla gestione della sanità. Tutto, insomma nelle loro mani, in una

smania di potere centralizzato tale che al confronto Luigi XIV, il re Sole, sembra un

moderato di sinistra. Ai più attenti non sarà sfuggito che manca, certo, il potere di

dichiarare guerra agli Stati confinanti, ma chissà che in sede di approvazione definitiva

questa clamorosa pecca non venga sanata.

L’unico organo di governo “certo“ nel riordino “prefettizio” dei presidi è il

Prefetto, nelle versioni Extra-large, Medium e Small; tutte le articolazioni delle polizia

di stato, dell’arma dei carabinieri, del corpo dei vigili del fuoco, nonché quelle degli

altri ministeri interessati, sono opzionali, e comunque da chiarire e, comunque

subordinate. Ed opereranno su un territorio ancora da definire, ma ancora non definito.

Questo è quanto, ogni commento è inutile. Ricordo soltanto che la

sistematizzazione delle competenze di prefetto e questore, come delineate dalla legge

121/81, fu frutto di una lunga e laboriosa mediazione fra le forze politiche rappresentate

nel Parlamento, che ora viene vanificata dallo studio di un paio di sceicchi ministeriali.

All’insaputa di tutti, contro il volere di tutti. Nel silenzio di tutti.

Il SIULP ritiene che la chiusura o l’accorpamento delle province non può in

alcun modo essere l’alibi per la soppressione delle Questure, dei Comandi Provinciali

dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, giacché questa sarebbe la dimostrazione più

bieca che il vero obiettivo di chi pratica la necessità di tagli alla spesa pubblica è quello

di risparmiare a qualsiasi costo, anche a costo di ridurre la sicurezza privata e pubblica

dei cittadini. Sulla pelle, insomma, dei cittadini e dei poliziotti.

Per questo il Siulp ha aperto col Ministro dell’interno e con il Capo della polizia,

un confronto urgente e durissimo, perché riteniamo che deve essere combattuta la e non

una buona battaglia per la salvaguardia delle nostre Istituzioni e della nostra

democrazia.

Inutile dire che avverseremo con tutte le nostre forze questa proposta indecente,

e ci siamo già mossi in ogni sede istituzionale per bloccare questo scempio della

sicurezza e della democrazia.

Perché riteniamo che ogni cittadino e ogni poliziotto, a maggior ragione chi

meglio conosce la centralità e l’insostituibilità del Questore quale Autorità tecnica di

P.S. non può rimanere fermo alla finestra a guardare ciò che accade; ne sarebbe

altrettanto responsabile, e non solo moralmente.

Per meglio illustrare la gravità della situazione e come muoversi per arrestare

questo che possiamo definire un vero e proprio “golpe” al diritto alla sicurezza dei

cittadini alla dignità professionale dei poliziotti, organizzeremo un convegno al quale

inviteremo tutte le parti interessate: Ministro, Capo della Polizia, Istituzioni e Politici

affinché nessuno possa, domani invocare immunità o sconti di pena perché non sapeva e

nessuno lo aveva informato. Vi chiedo di essere accanto al Siulp in uno dei momenti più

drammatici della storia di questo Paese affinché, come avvenne negli anni settanta,

anche oggi i Poliziotti e la Polizia possano essere di nuovo punto di riferimento per la

salvaguardia della democrazia, dei diritti dei cittadini, per la difesa delle Istituzioni ma

anche per traghettare il Paese in una nuova e necessaria condizione che lo rilanci

economicamente, socialmente e politicamente.

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