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La cabina viaggiava senza freni: svolta nelle indagini sulla strage di Stresa

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Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 26 Maggio 2021 @ 15:44

“Sapevano che la cabina viaggiava senza freni”.

Le parole della procuratrice Olimpia Bossi sono come un pugno nello stomaco, e rendono ancora più triste questa vicenda “la cabina viaggiava senza freni dal 26 aprile, giorno della riapertura della funivia.

Una serie di anomalie facevano bloccare in continuazione l’impianto, ecco perché i freni di emergenza erano stati disattivati.

Domenica mattina la fune di trazione si è spezzata e la cabina è precipitata come un proiettile, a 100 km all’ora. Nel registro degli indagati sono finiti in tre, ora in stato di fermo, dopo aver ammesso le loro responsabilità: Luigi Nerini, amministratore della società Ferrovie del Mottarone gestore della funivia, Enrico Perocchio, direttore del servizio e dipendente della Leitner di Vipiteno e Gabriele Tadini, capo operativo. L’accusa è di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose gravissime (nei confronti del bimbo sopravvissuto) e di rimozione od omissione dolosa di cautele aggravata dal disastro.

A sole 48 ore dall’inizio delle indagini gli inquirenti sono arrivati ad avere risvolti agghiaccianti della tragedia “i fermati sono stati coinvolti in un fatto concreto che è determinante rispetto all’incidente. Abbiamo accertato che il sistema di emergenza era manomesso, nel senso che era stato apposto un forchettone, un blocco dei freni, un meccanismo che tiene aperte le ganasce che dovrebbero bloccare la cabina sul cavo portante in caso di rottura del cavo trainante” ha chiarito la procuratrice Bossi.

L’ipotesi iniziale era stata quella dell’errore umano, ovvero che qualcuno avesse lasciato il forchettone installato sulle ganasce dei freni per una disattenzione durante un controllo. E invece no, “era stato applicato per evitare i continui disservizi e i blocchi della funivia- prosegue la procuratrice- un problema importante all’impianto che avrebbe dovuto far chiudere per un lungo periodo la funivia. Non si pensava che si potesse verificare una rottura del cavo, l’ultimo intervento era stato il 3 maggio”.

Un rischio calcolato che è costato la vita a 14 persone, e cambiato per sempre il corso di quella del piccolo Eitan unico sopravvissuto all’incidente.

Restano da chiarire le cause che hanno portato alla rottura del cavo, insieme al perché si sia spezzata proprio alle 12 dopo aver effettuato diverse corse.

 

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