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Rapporto Bankitalia: Abruzzo il Pil cresciuto del 6,3% nel 2021

Ultimo Aggiornamento: martedì, 28 Giugno 2022 @ 15:02

Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia elaborato dalla Banca d’Italia, nel complesso del 2021 il prodotto interno lordo regionale “sarebbe cresciuto del 6,3 per cento in Abruzzo” a fronte di un 6,6 per cento in Italia, in base ai dati dell’Istat.

 

Lo si legge nel rapporto annuale di Bankitalia sull’economia in Abruzzo, presentato oggi nella filiale dell’Aquila dal direttore Giovanni Giuseppe Ortolani.

In Abruzzo, come nei resto del Paese – si legge – il 2021 è stato segnato dalla pandemia. Dopo il marcato rimbalzo registrato nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2020, caratterizzato dal lockdown, il recupero è proseguito nella seconda parte dell’anno”. Un trend che però fa i conti con i rincari delle materie prime e dell’energia. “Le crescenti difficoltà nell’approvvigionamento di alcuni input produttivi e i rincari dei beni energetici, acuitisi ulteriormente nei primi mesi del 2022 con lo scoppio del conflitto in Ucraina – prosegue l’analisi – potrebbero compromettere la prosecuzione della fase di recupero”. La produzione industriale è sotto la lente d’ingrandimento.

Nell’industria in senso stretto sarebbero stati quasi completamente recuperati, nel corso del 2021, i livelli di attività pre-pandemia” viene indicato. “L’indagine sulle imprese condotta dalla Banca d’Italia segnala una crescita delle vendite rispetto all’anno precedente, in particolare per le aziende con una maggiore presenza sui mercati esteri”. Tornano a crescere le esportazioni: “Dopo la forte contrazione registrata nel 2020, le esportazioni sono nel complesso cresciute (+5%), i comparti della gomma e plastica metalmeccanico e della chimica hanno contribuito positivamente all’incremento dell’export”.
Nel settore delle costruzioni, la produzione si è portata su valori ampiamente superiori a quelli precedenti la pandemia, beneficiando degli incentivi fiscali. “Nel comparto immobiliare”, si legge ancora, “il volume delle transazioni è fortemente aumentato (di circa il 40 per cento), raggiungendo i livelli più elevati nell’ultimo decennio”.

“Il quadro occupazionale della regione è migliorato nel corso del 2021.

Il numero di occupati è aumentato (+1,9%), come pure la partecipazione al mercato del lavoro (tasso di attività al 63,9% dal 62,8% del 2020), che si attesta tuttavia su livelli inferiori a quelli precedenti la crisi sanitaria”.

Lo si legge nel rapporto di Bankitalia “L’economia dell’Abruzzo”. Il documento, disponibile sul sito della Banca d’Italia, è stato presentato all’Auditorium del Gran Sasso Science Institute, con interventi di Eugenio Coccia (rettore Gssi), Alessandro Tosoni e Alessandra Pasquini (divisione analisi della filiale L’Aquila), Marco Spallone (professore Unich), Gennaro Zecca (Gruppo Zecca energia), Fabrizio Balassone (capo servizio struttura economica di Bankitalia). Introduzione a cura di Giovanni Giuseppe Ortolani, direttore di filiale.
“Rimane ampio, rispetto alla media nazionale – si legge nel rapporto – il divario di genere nei tassi di partecipazione (21,2 punti percentuali nel 2020), in particolare per le madri con figli in età prescolare”. Quanto all’occupazione subordinata “la creazione di nuove posizioni lavorative (circa 14.500 unità) si è collocata su livelli superiori rispetto al 2019, grazie all’andamento positivo nel turismo e nelle costruzioni; la crescita ha riguardato le posizioni lavorative a termine”. Il reddito delle famiglie abruzzesi è tornato a crescere nel 2021 (+1,9% a valori costanti), beneficiando dei miglioramenti del mercato del lavoro e delle misure di sostegno pubblico.
I consumi, pur risentendo del rialzo dei prezzi di beni e servizi, sono risultati in ripresa (+4,1% in termini reali) dopo il forte calo del 2020; la propensione al risparmio si è ridotta. I prestiti alle famiglie hanno ripreso a crescere (al 3% a fine 2021) sia nella componente mutui (3,3%), stimolata dalla dinamicità del mercato immobiliare, sia in quella del credito al consumo (2,4%). Dopo il marcato calo del 2020, il tasso di natalità netto delle imprese è aumentato al 2,8%. La redditività è tornata a crescere ai livelli 2020. La domanda di prestiti bancari è diminuita “in un contesto di politiche di offerta degli intermediari ancora sostanzialmente distese”.

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